Reparti chiusi ospedale Anzio e Nettuno, i sindaci attaccano il direttore della Asl Profico: “Malati costretti a viaggi della speranza, è vergognoso”

ospedali riuniti Anzio e Nettuno

Un anno dopo, il conto è arrivato. E non torna. Sul fronte della sanità pubblica nel litorale a sud di Roma, tra Anzio e Nettuno, le promesse della Asl Roma 6 si sono sgonfiate una dopo l’altra, lasciando spazio a una realtà fatta di reparti chiusipersonale insufficiente e servizi sempre più lontani dai cittadini. A dirlo stavolta sono i sindaci Aurelio Lo Fazio e Nicola Burrini, che puntano il dito contro la gestione del direttore generale Giovanni Profico, ricordandogli che il tempo delle attenuanti è finito.

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Un anno dopo: promesse ferme, ospedale fermo

Dodici mesi possono bastare per capire se una macchina funziona o no. Nel caso dell’ospedale di Anzio e Nettuno, è facile capire che gli impegni annunciati non sono diventati fatti concreti. I reparti che dovevano riaprire sono rimasti chiusi. Le inaugurazioni sono rimaste sulla carta. Il potenziamento del personale medico e infermieristico non si è visto. Anzi, in diversi casi i servizi sono stati ridimensionati o sospesi. Il risultato è sotto gli occhi di chi vive il territorio: una struttura che fatica a reggere la domanda.

Se servisse un’immagine per raccontare questa fase, sarebbe quella della Tac mobile piazzata in modo provvisorio, con una pensilina arrivata solo dopo i controlli dei Nas. Una soluzione tampone diventata caso politico. Non tanto per la tecnologia, quanto per le condizioni: pazienti costretti a sottoporsi a esami diagnostici sotto la pioggia o esposti al maltempo. Una scena che ha fatto discutere e che ha acceso i riflettori su una gestione definita improvvisata.

Senologia chiusa

Vogliamo sottolineare che il reparto di senologia dell’Ospedale di Anzio rimane chiuso mentre si apre il terzo centro sui Castelli”, tuonano i sindaci Lo Fazio e Burrini. “Questo vuol dire costringere le donne del litorale con una diagnosi di tumore a viaggi della speranza e a sottoporsi a terapie a seguito delle quali è difficile anche pensare di mettersi alla guida. Ovviamente noi non siamo contro il potenziamento dei servizi in altri Comuni, ma è vergognoso che la Asl Roma 6 non tenga in alcun conto le esigenze di una popolazione di oltre 100mila abitanti residenti, che triplicando durante la stagione estiva, e continui a chiudere servizi e, di fatto, a negare l’assistenza sanitaria di prossimità”.

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Gestione e responsabilità

La critica è diretta e ha un nome e un cognome: Giovanni Profico. Dopo un anno alla guida della Asl Roma 6, la richiesta implicita è quella di un cambio di passo. Perché la sanità, su questo tratto di costa, non è più solo una questione tecnica. È diventata una questione politica. E anche piuttosto urgente. I sindaci parlano dell’ospedale. Solo qualche giorno fa, per la stessa Asl, parlavamo di carenza di medici di base e di una donna di 91 anni a cui è stata prospettata come unica alternativa quella di avere un medico a 35 chilometri di distanza dalla propria abitazione, dopo che al suo non è stata rinnovata la convenzione a Tor San Lorenzo.

Il rischio, se nulla cambia, è che il divario tra cittadini e servizi continui ad allargarsi. E che per curarsi, sempre più persone, debbano semplicemente andare altrove.