Ricette mediche, la stretta della Regione Lazio: addio ai 6 mesi di validità, solo 10 giorni per le urgenti
Se prima c’era tempo, ora non più. Le ricette mediche per visite specialistiche ed esami diagnostici cambiano durata. Dal 1° febbraio, la Regione Lazio archivia i 180 giorni di validità e introduce scadenze più brevi, legate all’urgenza clinica indicata dal medico. Una svolta che punta a mettere ordine nelle liste d’attesa, ma che obbliga pazienti e medici a “correre”.
Cosa cambia davvero sulle prescrizioni
Il provvedimento approvato dalla Giunta Rocca riguarda le impegnative del medico di famiglia per accedere alle prestazioni tramite il CUP regionale, quindi in strutture pubbliche o private accreditate. Nessuna novità, invece, per le ricette dei farmaci. È importante sapere che la validità della prescrizione non sarà più uguale per tutti. A determinarla sarà la classe di urgenza, cioè il livello di priorità clinica attribuito dal medico, soprattutto nelle prime visite.
Per le prescrizioni urgenti, contrassegnate dalla lettera U, la visita o l’esame dovrebbero essere eseguiti entro 72 ore. Fino a oggi, però, la ricetta restava valida sei mesi. Dal 1° febbraio, il tempo massimo per prenotare scende a 10 giorni. O si agisce subito, o la prescrizione scade.
Prescrizioni brevi, differite e programmate
Le prescrizioni brevi, sigla B, indicano una necessità clinica da soddisfare entro 10 giorni. Anche qui cambia tutto: la validità passa da 180 a 20 giorni. Il medico avrà l’obbligo di avvisare chiaramente il paziente della nuova scadenza e dell’urgenza di contattare il CUP senza perdere tempo.
Per le prescrizioni differite (D), la visita dovrebbe avvenire entro 30 giorni e gli esami entro 60. Con le nuove regole, la ricetta varrà 40 giorni per le visite e 70 per gli esami diagnostici. Le prestazioni programmabili, sigla P, avevano finora una validità di sei mesi. Dal 1° febbraio, la finestra si restringe a 130 giorni, in linea con i tempi clinici previsti.
L’obiettivo: meno ricette “parcheggiate”
Insomma, basta prescrizioni lasciate nel cassetto. L’intento è ridurre prenotazioni tardive o mai effettuate, che finiscono per falsare le liste d’attesa e bloccare posti che potrebbero essere utilizzati da altri pazienti. Nel provvedimento si chiarisce che la ricetta deve essere usata entro i termini di validità, ma una volta prenotata, l’appuntamento resta valido anche se la data della prestazione supera la scadenza amministrativa della prescrizione stessa. In pratica, chi prenota in tempo dovrebbe essere tutelato, mentre chi rimanda rischia di restare fuori.
icettaUna riforma che cambia le abitudini, accelera i tempi e sposta la responsabilità su tutti gli attori del sistema. La sanità non aspetta. E nemmeno le ricette.