Ricette nel Lazio, dal 1° febbraio cambiano scadenze e regole: ecco tutte le informazioni indispensabili
Nel Lazio arriva una novità destinata a incidere sulla vita quotidiana di migliaia di cittadini avviata dalla Giunta Rocca: dal 1° febbraio 2026 cambia la validità delle “ricette” (impegnative) per prenotare visite specialistiche ed esami diagnostici nel Servizio sanitario regionale. Non è un dettaglio burocratico: significa che non basterà più avere un’impegnativa “nel cassetto” per mesi, aspettando il momento giusto per chiamare il CUP. La Regione punta a rimettere ordine nelle liste d’attesa, ma il tema è già diventato terreno di scontro politico tra chi rivendica una riforma “necessaria” e chi teme un nuovo stress scaricato sui pazienti.
Cosa cambia nel concreto: addio ai 180 giorni uguali per tutti
Finora, nella pratica, molte impegnative restavano considerate valide fino a sei mesi (180 giorni). Dal 1° febbraio, invece, la scadenza dipenderà dalla priorità clinica indicata dal medico: non cambia solo un numero sul calendario, cambia la logica con cui il sistema prova a gestire il flusso di prenotazioni. Se una prestazione è urgente o breve, l’obiettivo è che venga attivata subito, evitando che richieste “ad alta priorità” restino sospese per settimane e poi esplodano tutte insieme, creando un imbuto.
Le nuove scadenze: quanti giorni hai per PRENOTARE
Ed ecco la parte che ogni cittadino deve conoscere, perché può fare la differenza tra ottenere la prestazione o perdere tutto: la validità riguarda il tempo entro cui prenotare, non la data in cui farai materialmente la visita o l’esame. Le nuove finestre previste sono:
U (Urgente): 10 giorni per prenotare,
B (Breve): 20 giorni,
D (Differibile): 40 giorni per le visite / 70 giorni per gli esami,
P (Programmata): 130 giorni,
In sintesi: se non ti muovi entro quei limiti, l’impegnativa scade e non può più essere utilizzata. È qui che la riforma mostra il suo volto più “concreto”: non è solo una regola amministrativa, è una scadenza che entra nella vita reale delle persone.
Prenotazione sì, prestazione anche più avanti: la precisazione decisiva
Attenzione però a un punto cruciale, che evita allarmismi inutili: se prenoti entro il termine previsto dalla priorità, l’appuntamento resta valido anche se la data della visita o dell’esame è più lontana nel tempo. Tradotto: non devi “fare l’esame entro 10 o 20 giorni”, devi prenotarlo entro quel limite. È un passaggio determinante, perché in molte specialistiche le agende sono già piene e gli appuntamenti slittano. La Regione prova così a tenere insieme due esigenze: velocizzare l’attivazione della richiesta e, allo stesso tempo, non penalizzare il cittadino per i tempi del sistema.
La battaglia politica: “cura per le liste d’attesa” o rischio privatizzazione strisciante?
Come spesso accade in sanità, la norma non è solo tecnica: è politica, e quindi divisiva. Da una parte, l’amministrazione regionale presenta la misura come uno strumento per mettere ordine nelle liste d’attesa: più controllo sulle priorità, meno sprechi, più trasparenza. Dall’altra, c’è chi teme l’effetto boomerang: se la ricetta scade perché non si riesce a prenotare in tempo, il cittadino dovrà tornare dal medico per farsela rifare, con il rischio di allungare ulteriormente il percorso. E sullo sfondo resta il timore più grande: che, di fronte alle difficoltà, aumenti la pressione a scegliere il privato.
Cosa fare da subito per non perdere la prestazione
La regola d’oro, da segnare in agenda, è semplice: non aspettare. Se hai una prescrizione per una visita o un esame, controlla subito la priorità (U, B, D o P) e muoviti entro i giorni previsti. Puoi prenotare attraverso i canali regionali e i servizi dedicati (CUP, portali online, farmacie abilitate). Se superi la scadenza, l’impegnativa non è più utilizzabile e dovrai ripartire da capo. Morale: nel Lazio, dal 1° febbraio, la parola chiave non è “quando farò l’esame”, ma “quando lo prenoto”. E spesso questa differenza vale più di una promessa politica.