Ricordando Pannella e quell’alleanza mancata contro Zingaretti. E la Rai…

Marco pannella

Ieri in molti hanno ricordato Marco Pannella. Se il leader radicale fosse stato ancora in vita avrebbe compiuto 90 anni, larga parte dei quali di intensissima battaglia politica.

Desidero aggiungere qualche ricordo personale. Con Marco abbiamo litigato tante volte e tante altre siamo stati d’accordo. Indimenticabile fu l’esaltazione che fece di una mia frase – una battaglia, un impegno, l’istituzione che non arretra – pronunciata da presidente della commissione di vigilanza Rai.

Marco Pannella e il “genocidio” radicale alla Rai

Scrissi del “genocidio politico e culturale contro i radicali” nel servizio pubblico radiotelevisivo e questa semplice e forte, ma sentita espressione rese felice Pannella, perché trovava dalla sua parte, dalla parte dei radicali, chi aveva il compito di controllare quella Rai che avrebbe distrutto volentieri. Ne avevamo parlato proprio in commissione, dove mi affumicava la stanza con i suoi sigari pestilenziali.

Faceva scandalo Pannella, e anche incazzare gente come noi. Ci canzonava come credenti, propagandava quasi il dovere di drogarsi e abortire era diventato un mantra.

Ma era adorabile nelle sue intemerate contro la partitocrazia – anche se in fondo ne era uno dei protagonisti, ma almeno di quelli puliti – e memorabile nei miei ricordi un suo intervento lunghissimo al congresso nazionale de La Destra a Roma al quale rispose da par suo un altro abruzzese purosangue di militanza politica romana come Teodoro Buontempo. Fu una giornata di autentica politica.

E poi, nel 2013, un’altra delle sue genialate, che Pannella attribuì a me mentre era farina del suo sacco. Mi volle vedere per correre – con me candidato presidente – da alleati alle regionali del Lazio contro Zingaretti. Si scatenò il pandemonio per quell’alleanza strana.

E contro Zingaretti dopo la rimborsopoli del Lazio

A destra, ovviamente, perché non si ragionava sul coltello nelle viscere della sinistra che cacciava dalle sue liste i consiglieri che avevano fatto esplodere rimborsopoli alla regione Lazio, i radicali Rossodivita e Berardo. Per loro c’era il niet comunista di Zingaretti alla ricandidatura. E io ero disponibile ad accoglierli nella coalizione di Centrodestra.

Non se ne fece nulla perché di qua strillavano i miei e in modo molto più vigoroso tra i radicali Emma Bonino, che litigò furiosamente con Pannella. Ma restò comunque una bella pagina di combattimento, anche se sfumata alla fine.

Provocazione? Può darsi. Ma insieme insopprimibile diritto di libertà. Perché questo era Marco Pannella e gli va riconosciuto. Ma come, i radicali hanno portato alla luce quello scandalo – che poi oltre al Pdl coinvolse tutto il gruppo consiliare del Pd di allora e in parte anche di oggi, ancora sotto processo in attesa della prescrizione – e Zingaretti ci fa fuori? Uscì fuori l’anima ribelle di chi non vuole obbedire alla prepotenza.

Che dire ancora? Magari ce ne fossero ancora di politici così, pronti a combattere per cose serie, anche quelle meno condivisibili. Oggi dobbiamo accontentarci dei Di Maio che volevano la morte della creatura di Pannella, Radio Radicale. Di Pannella come di Massimo Bordin.

Tutti di una parte opposta a quella in cui avevo scelto di militare io, ma da osservare con il rispetto che si deve agli uomini che hanno uno stile. Ecco, Marco Pannella, il novantenne Marco Pannella, non era uno dei tanti chiacchieroni a vuoto della politica. Parlava assai, certo, ma mai senza lasciare un segno in chi lo ascoltava. E anche se non diceva di non credere in Dio, permettetemi un mio personale arrivederci. Anche se lassù avrà già trovato modo di discutere con Giorgio Almirante. Entrambi, con garbo.

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