Ricostruzione Amatrice, il sindaco Cortellesi: “Grazie Giorgia, ma ora bisogna fare di più”

Intervista Sindaco di Amatrice

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A pochi giorni dal 24 agosto, anniversario del sisma che nove anni fa ha colpito Amatrice, raccogliamo le parole del sindaco Giorgio Cortellesi. Dopo una giornata di commemorazione segnata dalla scelta di non invitare ufficialmente le istituzioni e dalla lettera della premier Giorgia Meloni, il primo cittadino fa il punto sulla ricostruzione e sulle sfide ancora aperte.

La scelta del sindaco di Amatrice di non invitare le istituzioni

1) Il nono anno dal terremoto è stato segnato da una scelta particolare da parte sua, quella di non invitare ufficialmente le istituzioni, notizia che ha monopolizzato totalmente l’interesse mediatico e politico, cosa l’ha spinta a tale decisione?

«La mia scelta di non invitare ufficialmente le istituzioni non è stata un gesto di rottura, ma un modo per riportare l’attenzione su chi ha pagato il prezzo più alto di questa tragedia: i cittadini. Dopo nove anni, sentivo che le commemorazioni rischiavano di diventare un rituale, mentre il dolore delle famiglie e le difficoltà della ricostruzione sono ancora vive. Ho voluto creare un momento più intimo, più vero, in cui la memoria e il bisogno di concretezza parlassero più forte dei protocolli istituzionali.»

Stato della ricostruzione

2) Qual è lo stato dell’arte della ricostruzione sia pubblica che privata?

«La ricostruzione è ancora lontana dall’essere quella che i cittadini si attendono e meritano. Troppe poche famiglie sono rientrate nelle loro case: i numeri restano bassi rispetto alle attese, e molti vivono ancora tra soluzioni temporanee e cantieri che avanzano lentamente. Sul fronte delle opere pubbliche la sfida è altrettanto grande: ci sono interventi avviati, ma il cammino è ancora lungo e complesso. È doveroso ricordare che in questi nove anni si sono succeduti diversi governi: ci sono state troppe false partenze, ora le cose stanno cambiando ma bisogna continuare ad incidere di più.»

3) Le reazioni alla sua scelta

«Le reazioni sono state tante e spesso contrastanti. C’è chi ha compreso subito il senso della scelta: un gesto per ridare centralità al dolore delle famiglie e alla dignità di una comunità che non vuole essere strumentalizzata. Altri invece hanno letto la decisione come una presa di distanza dalle istituzioni. Io credo che sia normale, quando si rompe uno schema, suscitare discussioni. Ma quello che conta è che il messaggio sia arrivato: dopo nove anni, Amatrice non può essere solo un appuntamento nel calendario politico. Ricordo che diversi governi, in tempi diversi, hanno fatto scelte giuste, altri invece hanno dimenticato del tutto la nostra realtà. Questa è la ragione per cui ho voluto che la giornata fosse vissuta con maggiore intimità, per errori del passato viviamo troppi ritardi ed oggi raddrizzare la barca è difficile ed ancora è presto per parlare di un ritorno alla normalità.»

Verso il decimo anniversario

4) Il prossimo anno sarà il decimo anno dal terremoto e probabilmente verranno sia Mattarella che la Meloni, con quale spirito affronterete tale appuntamento?

«Il decimo anniversario avrà un peso particolare, perché segna una tappa che nessuno di noi avrebbe voluto vivere ancora tra macerie e ricostruzioni incompiute. Lo affronteremo con rispetto e sobrietà, ma anche con la forza di una comunità che non si è mai arresa. La presenza del Presidente Mattarella e della Premier Meloni potrebbe dare certamente risonanza nazionale, ma per noi sarà soprattutto l’occasione per chiedere che quella giornata non sia solo memoria ma anche impegno concreto per il futuro. Vorrei che fosse un momento di unità, in cui le istituzioni, i cittadini e le famiglie colpite possano guardarsi negli occhi e condividere un obiettivo: trasformare il ricordo del dolore in una spinta definitiva alla rinascita di Amatrice.»

La lettera della premier Giorgia Meloni

5) Cosa pensa della lettera della Meloni in ordine ai numeri e dati sulla ricostruzione. Lei stesso, Sindaco, ha detto che bisogna fare di più.

«Ho letto con attenzione la lettera della Presidente Meloni. Da parte sua c’è il chiaro messaggio che la ricostruzione non è più un progetto sulla carta: il cratere sismico è oggi definito il «più grande cantiere d’Europa», con un’accelerazione concreta nelle opere. I numeri sono significativi: 11 miliardi di euro stanziati per la ricostruzione privata (di cui oltre 6,1 già liquidati, con un incremento del 37 % rispetto all’anno scorso), e più di 3.500 interventi pubblici per un totale di 4,5 miliardi, con 439 cantieri già avviati nei primi quattro mesi del 2025 sui circa 1.200 previsti. Dal mio punto di vista è un passo importante: finalmente le cifre parlano di azione vera. Tuttavia, quei numeri devono tradursi in case sicure, scuole aperte, infrastrutture funzionanti e un futuro per chi vuole restare o tornare. Il mio impegno rimane: “fare di più” non è solo uno slogan, è un dovere verso chi ha ricostruito la propria speranza lungo questi nove anni. Serve che ogni cantiere sia una risposta concreta alle persone, non solo una statistica positiva sui giornali.»

Le risposte ancora attese

6) Lei in più di un’occasione ha parlato di risposte non arrivate, relative al CAS, alle SAE, all’alberghiero, smart tunnel e ponte a 3 occhi. La situazione è davvero così complessa?

«Sì, la situazione è complessa e non possiamo nasconderlo. Ci sono nodi che aspettano ancora risposte concrete: il CAS, le SAE che dovevano essere una soluzione temporanea e invece rischiano di diventare definitive, molti interventi pubblici fermi per inerzia di ditte vincitrici di gare ma prive di maestranze e composte da avvocati, chi vuole lavorare sul cantiere più grande d’Europa deve avere la volonta di farlo. Ognuno di questi interventi rappresenta una parte fondamentale della vita della comunità: la casa, la scuola, le infrastrutture, il lavoro. Non affrontarli in modo chiaro significa bloccare il ritorno alla normalità. La complessità esiste, ma non può essere un alibi: servono decisioni rapide, tempi certi e soprattutto risposte che i cittadini aspettano da troppo tempo. Inoltre il cratere sismico non è tutto uguale, ci sono zone in cui il terremoto è stata solo un’ccasione e luoghi dove la distruzione è stata totale, dalle case all’economia, non si può continuare a trattare tutti allo stesso modo, ci vuole un decreto che diversifichi gli interventi da fare, soprattutto per far ripartire l’economia in quei luoghi che sono stati azzerati, altrimenti rischiamo di ricostruire scatole vuote.»

Amatrice non dimentica: memoria sì, ma ora serve la ricostruzione

Le parole del sindaco Giorgio Cortellesi restituiscono l’immagine di una comunità che non si arrende, ma che pretende risposte chiare e definitive. A nove anni dal sisma, Amatrice continua a chiedere di non essere dimenticata: la memoria resta il fondamento, ma la rinascita è l’unico obiettivo possibile. “Grazie Giorgia, ma ora bisogna fare di più” non è soltanto un titolo: è la voce di un territorio che guarda al futuro con dignità e determinazione.