Rogo di Crans-Montana, identificato Riccardo Minghetti di Roma, l’Eur si ferma per la veglia al giovane studente


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Roma, l’ultima speranza si è spenta con un esame: Riccardo Minghetti, 16 anni, è stato identificato tramite Dna tra le vittime dell’incendio di Capodanno al locale “Le Constellation” di Crans-Montana. Oggi la salma rientra in Italia: un rientro che chiude giorni di angoscia e apre, inevitabilmente, il tempo delle domande. La famiglia e gli amici attendono ora l’ultimo saluto a Roma, mentre la città si prepara a stringersi attorno ai suoi genitori e alla sorella.

L’Eur in veglia: una comunità che si riconosce in una scuola e in una parrocchia

Roma, quando il dolore è così giovane, diventa comunità. In queste ore compagni di classe, allenatori, amici “di montagna” e famiglie si ritrovano tra banchi e navate, nel quartiere dove Riccardo era nato e cresciuto. Il suo liceo, il Cannizzaro, si muove per reggere l’urto: al rientro in aula sarà attivato un supporto psicologico per studenti, docenti e personale, perché dopo un trauma collettivo non esiste un vero “ritorno alla normalità”. Esiste, semmai, la fatica di ricominciare.

La notte di Capodanno e il coraggio di chi è tornato indietro

Riccardo era entrato nel locale con amici e con la sorella Matilde. Poi la tragedia: fiamme, fumo, panico. Lei si era allontanata poco dopo la mezzanotte, ma sarebbe tornata indietro per cercarlo, aiutando anche nei soccorsi e riportando ustioni alle mani. Un gesto che, in mezzo all’orrore, racconta la sostanza di un legame e l’istinto più umano: non lasciare indietro chi ami. Di Riccardo, però, nessuna traccia per giorni. Poi la conferma più dura.

Crans-Montana, l’Europa delle vacanze e l’ombra della sicurezza

Dietro l’immagine patinata della località sciistica, emerge un nodo politico che riguarda tutti: la sicurezza dei luoghi della movida, soprattutto quando ad affollarli sono minorenni o giovanissimi che si muovono tra Paesi diversi, regole diverse, controlli diversi. Il turismo notturno “internazionale” è diventato un fatto strutturale: famiglie italiane con seconde case, comitive che passano le feste oltreconfine, locali che diventano simboli di status. Ma la domanda, adesso, è brutale: gli standard reali hanno retto l’urto della festa?

Indagini e responsabilità: quando la cronaca diventa pressione sulle istituzioni

Le autorità svizzere hanno aperto un’inchiesta per chiarire cause e responsabilità. Nel mirino ci sono procedure, autorizzazioni, capienza, vie di fuga, gestione dell’emergenza: tutto ciò che in un locale affollato fa la differenza tra un’evacuazione ordinata e una trappola. È qui che il dolore privato si trasforma in questione pubblica: perché una tragedia così, in un luogo frequentato e “controllato”, non può finire archiviata come fatalità. Ogni famiglia chiede risposte, ma le istituzioni hanno il dovere di pretenderle.

Il lutto di Roma e l’onda politica delle parole ufficiali

Il cordoglio è arrivato anche dalle massime istituzioni cittadine e regionali. Il sindaco di Roma ha parlato di una morte che colpisce l’intera città; il presidente della Regione Lazio ha ricordato con forza il coraggio della sorella, diventata simbolo di una generazione che spesso si descrive distratta, ma che sa essere straordinariamente lucida quando conta. In mezzo alle frasi di rito, resta un punto che pesa: il senso di una vita spezzata a 16 anni, mentre si festeggiava l’anno nuovo. E il bisogno, quasi politico, di trasformare quella perdita in una lezione che impedisca di ripeterla.