Rogo di Primavalle, 47 anni fa l’assassinio di Stefano e Virgilio Mattei

Era il 16 aprile del 1973 quando tre arrivisti di Potere Operaio versarono della benzina davanti alla porta di casa del segretario del Movimento Sociale Italiano di Primavalle Mario Mattei. Ed appiccarono il fuoco. La famiglia Mattei era numerosa, e ci volle un po’ per capire quello che stava succedendo. Mentre intanto all’interno dell’appartamento popolare divampava l’incendio.

La moglie di Mario e mamma di sei figli, Anna Maria Marconi riuscì a mettere in salvo Antonella, che all’epoca aveva nove anni, e il piccolo Giampaolo che di anni ne aveva appena tre scappando dalla porta principale. Lucia di 15 anni aiutata da padre si calo’ dalla finestra mentre Silvia, 19 anni si gettò dalla veranda.

Ma Virgilio e il fratellino Stefano non riuscirono a gettarsi fuori. E morirono carbonizzati. Per quella che è comunemente nota come la strage di Primavalle sono stati condannati Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo, tre esponenti dell’organizzazione di estrema sinistra Potere Operaio. Ma di fatto per quelle morti non ha pagato nessuno. Perché all’epoca, uccidere un fascista non era reato. Adulti o bambini, non faceva differenza

 

Strage di Primavalle, dall’insufficienza di prove all’omicidio colposo. Dodici anni di processo e poi la prescrizione 

I colpevoli del rogo di Primavalle nel quale il 16 aprile del 1973 persero la vita i fratelli Virgilio e Stefano Mattei furono identificati quasi subito. Si trattava di tre esponenti romani di Potere Operaio che avevano appiccato il fuoco per punire il segretario locale del Movimento Sociale Italiano. Semplicemente per il fatto di fare politica, e di essere di destra. Ma come ci ricorda dalla sua pagina Facebook il politico e scrittore Gianni Candotto grazie alla solidarietà del ‘soccorso rosso’ due di loro riuscirono subito a fuggire.

Di uno, Marino Clavo si sarebbero perse le tracce fino alla sua morte. L’altro, Manlio Grillo avrebbe trovato rifugio in Nicaragua. Solo Achille Lollo scontò due anni di carcere preventivo. Il processo inizio’ nel 1975, e l’accusa chiese l’ergastolo per tutti e tre i responsabili. Ma la Corte di Assise popolare decise per il proscioglimento degli imputati per insufficienza di prove. E da sinistra si fece strada una tesi orribile. Che il rogo fosse dovuto a una vendetta tra missini, che i fascisti si fossero dati fuoco da soli. Tali tesi furono sostenute da mostri sacri della sinistra come Dario Fo e Franca Rame, ma anche dal Messaggero di Roma. Fino a scoprire che la figlia del proprietario della testata, Diana Perrone, era essa stessa coinvolta. E che aveva fornito gli alibi agli assassini. Alibi che poi la stessa Perrone in un secondo tempi ha ritrattato.

Per la morte di Virgilio e Stefano Mattei nessuno ha mai pagato

Per avere la condanna in appello bisognerà aspettare fino al 1986. Non per strage però, ma per omicidio colposo. A diciotto anni di reclusione per ciascuno degli assassini.

La Cassazione confermerà un anno dopo le pene, ma ormai nessuno dei tre da tempo era più in Italia. E nel 2003 il reato si è estinto per prescrizione. Achille Lollo è rientrato in patria nel 2005, come libero cittadino. E per la morte di Virgilio e Stefano Mattei nessuno ha mai pagato. Lo ricordano in tanti oggi. Non per spirito di vendetta ma per sete di giustizia. E per non dimenticare mai quegli anni terribili. Nei quali troppi innocenti hanno perso la vita. E sulla strage di Primavalle tra depistaggi, processi infiniti e pagine oscure si è consumata una pagina bruttissima nella storia della Repubblica. Anche per questo la consigliera comunale di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni, insieme al coordinatore FDI del municipio 14 Federico Guidi e al consigliere Stefano Oddo stanno conducendo una bella battaglia. Per dedicare un parco nella loro Primavalle a Stefano e Virgilio Mattei. Vittime della violenza politica dell’ultra sinistra. Non ci riporterà indietro le loro giovani vite, ma sarà un monito per tutti a non dimenticare.

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