Roma, 11 dipendenti comunali attendono 103mila € da 18 mesi, il Campidoglio non paga nonostante due sentenze: rischio commissariamento
La notizia, nuda e cruda, è questa: Roma Capitale d’Italia non ha ancora pagato 11 suoi dipendenti nonostante una prima condanna del Tribunale del Lavoro del 2024 e una seconda sentenza del Tar del Lazio di quest’oggi, 30 dicembre 2025, che gli intima .di pagare 103mila euro. Soldi maturati per attività svolte dentro al Campidoglio e legate a lavori e appalti seguiti per conto dello stesso Comune di Roma. È passato più di un anno dal primo pronunciamento, ma ai diretti interessati il denaro non è arrivato.
Il conto che cresce: non solo “capitale”, ma anche interessi
I 103mila euro non sono un numero astratto: è una cifra che, col tempo, tende ad aumentare perché ai pagamenti mancati si sommano interessi e rivalutazione. Tradotto: più si rimanda, più il Comune di Roma rischia di dover pagare di più. Nel frattempo, il Campidoglio è stato anche condannat a pagare 1500 euro di spese legali.
Il TAR: “Pagate entro 90 giorni, o interviene un commissario”
Il punto politico-amministrativo è arrivato oggi 30 dicembre 2025, quando il TAR Lazio ha detto chiaramente: “Roma deve pagare e deve farlo entro un termine preciso, 90 giorni”. Se l’amministrazione dovesse continuare a non muoversi, scatterebbe una misura pesante. L’intervento di un Commissario ad acta, individuato nel Prefetto di Roma (o un suo delegato). In pratica: se il Campidoglio non agisce, qualcun altro lo farà al posto suo.
Una figuraccia istituzionale: il messaggio ai dipendenti e ai cittadini
Qui non è in gioco solo una disputa tra uffici: il segnale che passa è un altro. Un’amministrazione che non rispetta due sentenze dà l’idea di un Comune lento, impantanato, incapace di chiudere i conti con i propri lavoratori. E mentre ai cittadini si chiede rigore – tasse, multe, scadenze – il Campidoglio sembra muoversi con un’altra velocità quando deve pagare ciò che è dovuto. È un cortocircuito che alimenta sfiducia e rabbia.
Corte dei Conti sullo sfondo: chi paga i ritardi?
C’è un passaggio che pesa come un macigno: il TAR dispone l’invio degli atti alla Procura regionale della Corte dei Conti. Non è una condanna automatica, ma è un campanello serio. Quando i ritardi producono costi (interessi, rivalutazioni, ulteriori spese), la domanda diventa inevitabile: chi ha causato il danno? E soprattutto: chi ne risponde? Perché ogni euro sprecato in ritardi e contenziosi è un euro che si sottrae ad altri servizi.
Il nodo politico: efficienza, credibilità e gestione della macchina comunale
Questa storia parla di efficienza prima ancora che di soldi. Undici dipendenti che aspettano pagamenti riconosciuti dai giudici, due sentenze, e l’ipotesi concreta che debba intervenire il Prefetto per far rispettare un obbligo. Il Campidoglio ora è davanti a una scelta semplice: chiudere la vicenda e pagare, oppure trascinarla ancora, con un costo crescente e una responsabilità politica evidente. Perché governare una città significa anche questo: rispettare chi lavora e rispettare le regole.