Roma 2040, il bluff olimpico di Gualtieri: dai grandi proclami di febbraio, all’ottavo rinvio della mozione del 2 luglio

Gualtieri, in primo piano, i cerchi olimpici e il Campidoglio

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Il problema delle Olimpiadi a Roma 2040 non è la candidatura. Non ancora. Il problema è che la Capitale fatica persino a decidere se avviare l’iter per la candidatura. La mozione pro Olimpiadi è stata depositata a gennaio 2026 dai consiglieri capitolini di Azione e Italia Viva Flavia De Gregorio e Antonio De Santis. A febbraio Roberto Gualtieri si era detto subito disponibile, anzi “pronto” a fare la sua parte, a condizione che il dossier fosse condiviso da Governo e Coni. Cinque mesi dopo, il tema torna in Aula Giulio Cesare per l’ennesima volta: giovedì 2 luglio, nell’ordine dei lavori compare la mozione n. 33/2026 per l’avvio delle attività esplorative sulla candidatura di Roma ai Giochi Olimpici e Paralimpici del 2040. Una mozione già scivolata via senza alcun voto nel corso delle sedute del 5 e 7 maggio, del 12 e 14 maggio, del 19 e 21 maggio, del 26 e 28 maggio, del 4 giugno, del 9 e 11 giugno, del 16 e 18 giugno, del 23 e 25 giugno: ora arriva l’ottavo passaggio, ammesso e non concesso che questa volta si voti davvero.

Una città pronta, almeno a parole

Gualtieri, a febbraio, aveva scelto una formula chiara: Roma sarebbe stata disponibile “se ci sono le condizioni”. Il sindaco aveva ricordato anche il rammarico per Roma 2024, definendo un peccato la rinuncia di allora. Il punto, però, è che tra il dire “siamo pronti” e il riuscire a mettere in fila il campo largo romano su una semplice mozione passa tutta la distanza tra la narrazione e il governo reale della città.

La mozione che non candida nessuno

Ed è qui che il cortocircuito diventa interessante. La mozione di Azione-Italia Viva non assegna appalti, non apre il dossier delle opere e non impegna Roma in una candidatura formale. Chiede una cosa più semplice e, proprio per questo, politicamente più rivelatrice: avviare attività esplorative finalizzate alla valutazione della candidatura. In altre parole, capire se Roma possa permettersi di pensarci. Non è il salto olimpico. È appena il riscaldamento. Eppure, anche il riscaldamento sembra troppo faticoso per il Campidoglio.

Il campo largo alla prova del futuro

Il punto è capire se l’area politica che dovrebbe sostenere Gualtieri sia capace di condividere almeno il metodo. Studiare non significa dire sì. Ma non riuscire nemmeno a votare lo studio dice molto. Racconta una coalizione che sulla carta parla di visione, futuro, innovazione e capitale europea, ma che davanti a un tema simbolico si muove con la cautela di chi teme più la fotografia politica del merito dell’atto.

Roma non dice NO: rinvia

La politica romana raramente chiude le porte con un colpo secco. Preferisce lasciarle socchiuse. È una tecnica antica: non bocciare, non approvare, non esporsi. Solo rimandare. Dopo sette passaggi a vuoto, il ritorno del testo il 2 luglio assume così un valore che supera il contenuto della mozione. Non si vota soltanto un atto amministrativo. Si misura la capacità del Campidoglio di trasformare una suggestione in un percorso ordinato, verificabile, responsabile. Per ora, più che una città olimpica, Roma sembra una città in sala d’attesa.