Roma, 4,5 milioni di mutuo per rifare via Veneto: prevista la pedonalizzazione ‘light’ della strada simbolo della Dolce Vita

Roma, via Veneto

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Roma accende un mutuo da 4,5 milioni di euro, non solo per risistemare strade e mercati, ma anche per ristrutturare una delle strade simbolo della Capitale nel mondo, ossia Via Veneto, in particolare dal tratto di Porta Pinciana fino a Piazza Barberini, puntando su marciapiedi nuovi, arredi urbani e sicurezza pedonale: una scelta approvata in Giunta nei giorni scorsi (assente solo il primo cittadino, Roberto Gualtieri) e destinata a far discutere non solo per i cantieri, ma per la parola che a Roma pesa sempre come un macigno: debito.

Il via libera politico: mutuo e lavori “spalmati” fino al 2028

La decisione arriva dal governo cittadino: il progetto viene varato come investimento strategico e, soprattutto, finanziato tramite indebitamento. Il conto non si paga in un anno: l’operazione mette in fila le uscite tra 2025 e 2028 (200mila euro, addirittura, già nel 2025, poi 1 milione nel 2026, 2,3 milioni nel 2027 e infine ancora 1 milione nel 2028). Tradotto: i lavori si fanno adesso, la rata lunga resta sullo sfondo.

Cosa cambia davvero: basalto, cordoli e “ripulitura” dell’immagine

Il cuore del progetto è meno “effetto speciale” di quanto ci si aspetterebbe da una strada-mito: qui si punta su una riqualificazione concreta, quasi da manuale. Via Veneto dovrebbe vedere il rifacimento completo dei marciapiedi con nuove lastre in basalto, il ripristino dei cigli in granito che separano carreggiata e camminamenti, la revisione dei percorsi per persone con disabilità (Loges e scivoli), più nuova segnaletica e manutenzione delle caditoie. Nel pacchetto entrano panchine, cestini e fioriere, oltre a interventi sulle bordure delle alberature con ripristini e riallineamenti.

Pedonalizzazione sperimentale: promessa di svolta o test politico?

Nel racconto dell’amministrazione, Via Veneto non deve essere solo “più bella”: deve anche cambiare uso. Si parla di parziale pedonalizzazione sperimentale in alcuni weekend, di dissuasori a scomparsa e di un impianto di illuminazione più coerente con il valore storico della strada. Qui la politica incontra la realtà: pedonalizzare significa toccare traffico, residenti, commercianti, turismo. E ogni scelta diventa un termometro del consenso, perché la città giudica non solo il progetto, ma l’impatto quotidiano.

Il conto dettagliato: 4,27 milioni di lavori e 229mila di “extra”

Il totale è 4,5 milioni. Dentro ci sono 4.270.909,82 euro (IVA compresa) per lavori e sicurezza; il resto, 229.090,19 euro, finisce nelle somme a disposizione: imprevisti, indagini, piccoli allacci/spostamenti di sottoservizi, contributi e costi tecnici. È la fotografia di come nascono i cantieri pubblici: non solo ruspe e operai, ma anche la quota inevitabile dell’“apparato” che accompagna ogni intervento. Ed è qui che spesso si accende la critica: quanto è essenziale e quanto è gonfiabile?

Debito: la contraddizione romana tra “chiudere il passato” e accendere nuovo credito

La scintilla politica è tutta qui: Roma prova da anni a mettere in sicurezza il capitolo del debito storico e, parallelamente, continua a finanziare opere con nuovo indebitamento. In questo quadro, il mutuo su Via Veneto diventa una domanda politica: rilancio necessario o segnale sbagliato? La linea dell’amministrazione è chiara: investire sul decoro e sull’attrattività significa anche difendere le entrate della città e la sua reputazione internazionale. La replica degli scettici non cambia: a Roma l’urgenza non è solo nel centro e ogni rata accesa oggi rischia di diventare un vincolo domani.

Perché Via Veneto: simbolo globale, rendita d’immagine e rischio boomerang

Via Veneto non è una strada qualunque: è un marchio internazionale, un pezzo di immaginario—la “Dolce Vita”—che parla ai turisti prima ancora che ai romani. Proprio per questo ogni euro speso qui pesa il doppio: può essere investimento su reputazione e attrattività, ma anche boomerang se la città percepisce l’operazione come “Roma da cartolina” finanziata a debito mentre altrove mancano manutenzione, trasporti essenziali e servizi. La partita vera, più che nel basalto, è nella credibilità: cantieri rapidi, risultati visibili e promessa mantenuta. Altrimenti, resterà solo la rata.