Roma, 5 farmacie pubbliche all’asta: conti Farmacap con 5,3 milioni di debiti e il caso Euroma2 accendono lo scontro
Cinque farmacie comunali di Roma potrebbero andare all’asta. Non è solo una scelta amministrativa: è una decisione politica che tocca un nervo scoperto, quello della sanità di prossimità e dei presìdi pubblici nei quartieri. Nel piano di Farmacap, l’azienda capitolina delle farmacie, la prospettiva di dismissioni torna a far discutere dopo i conti in rosso fisso degli ultimi tre anni, con una perdita di circa 5,3 milioni. E mentre il Campidoglio punta su nuove strategie, l’opposizione denuncia un rischio: perdere pezzi di patrimonio collettivo senza che il bilancio sociale dell’operazione sia davvero chiaro.
La denuncia in Assemblea Capitolina: “svendita” e danno per la città
A mettere il tema al centro del dibattito è Fabrizio Santori, capogruppo della Lega in Assemblea Capitolina, che parla apertamente di “svendita” di farmacie pubbliche. Il punto, sostiene, non è soltanto la cessione di cinque sedi: è la logica che la accompagnerebbe. “Si dismettono presìdi pubblici”, è la sintesi politica, con l’idea che l’operazione possa tradursi in un danno secco per la collettività se i ricavi non compensassero il valore complessivo delle farmacie messe sul mercato.
Il nodo Euroma2: una scommessa che non avrebbe reso come previsto
Nel mirino finisce anche la scelta di puntare su una sede specifica: la farmacia Farmacap all’interno del centro commerciale Euroma2. Secondo Santori, i risultati sarebbero “molto inferiori alle previsioni” e non basterebbero neppure lontanamente a controbilanciare l’eventuale uscita di cinque farmacie comunali dal perimetro pubblico. Qui lo scontro diventa di merito: se la sede “strategica” non raggiunge gli obiettivi, quale razionalità economica e sociale giustifica la riduzione del patrimonio sul territorio?
L’allarme del sindacato Ugl: conti, lavoro e servizi sotto pressione
A rafforzare le critiche interviene il sindacato Ugl, citato nel comunicato, che denuncia “conti che peggiorano” e un andamento del 2025 peggiore del 2024. La contestazione non si limita alle cifre: riguarda l’impatto sulla macchina organizzativa e sui servizi. Si parlerebbe di difficoltà scaricate su lavoratori e qualità dell’assistenza, mentre si introdurrebbero “nuove figure apicali” in una fase in cui, parallelamente, si ragiona di dismissioni. Tradotto: si cambia la governance e si riduce il perimetro pubblico, senza una narrazione convincente del perché.
Trasparenza e piano industriale: la richiesta di stop al Campidoglio
Santori chiede che il Sindaco e il Dipartimento partecipate intervengano: “fermare l’operazione” e riferire in Aula. La domanda politica è semplice e, proprio per questo, pesante: quali farmacie si vogliono dismettere, con quali criteri, con quali valutazioni di impatto sociale e con quali numeri reali su Euroma2? Sullo sfondo c’è un tema che a Roma torna ciclicamente: la gestione delle partecipate e la distanza fra piani annunciati e percezione nei quartieri.
Sanità di prossimità: il confine tra efficienza e arretramento pubblico
La vicenda Farmacap si inserisce in una partita più ampia: cosa significa, oggi, garantire servizi pubblici accessibili in una capitale diseguale? Per la Lega e per Santori, la “sanità.