Roma, 50 milioni per i semafori “intelligenti”. Ma la città resta una corsa a ostacoli: più incidenti, 665 impianti ancora fuori dalla centrale

semaforo a Roma

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Quasi 50 milioni di euro, cinque anni di contratto, oltre 1.500 impianti semaforici da gestire e circa cento nuovi assi viari da collegare alla centrale. Il Campidoglio presenta la nuova gara come la svolta tecnologica che farà finalmente entrare Roma nell’era del semaforo intelligente. Tutto molto bello e molto tecnologico. Il problema è che, prima di arrivare all’intelligenza artificiale, Roma deve fare i conti con una questione molto più “umana”: far funzionare bene la rete che già esiste. E si spera che il nuovo appalto lo faccia.

C’è infatti una domanda molto meno futuristica e decisamente più terra terra: quanto costa, oggi, anche in termini di tempo e code e arrabbiature, far funzionare decentemente un semaforo a Roma? Perché mentre il Campidoglio annuncia 49,9 milioni di euro per il nuovo affidamento, la fotografia della rete semaforica racconta che gli interventi sui semafori sono continui, circa 30 al giorno. Roma Servizi per la Mobilità indica 1.458 impianti, dei quali 793 centralizzati e 665 ancora non collegati alla centrale. E soprattutto certifica un dato che dovrebbe far riflettere: sono circa 900 al mese gli interventi di manutenzione correttiva sugli impianti semaforici e sulla segnaletica luminosa. In pratica, ogni giorno c’è qualcosa da aggiustare. E adesso arriva la nuova gara.

La gara da 49,9 milioni: cosa prevede

Roma Servizi per la Mobilità ha approvato il 6 agosto la gara per il servizio quinquennale di gestione e manutenzione della rete semaforica, con partenza prevista a ottobre e scadenza nel 2031. La base d’asta complessiva è di 49,9 milioni di euro, divisa in due lotti. Il conto, fatto banalmente, è di quasi 10 milioni di euro l’anno.

Non significa che ogni anno verranno necessariamente spesi esattamente 10 milioni, né che l’intera cifra sia destinata soltanto alla sostituzione delle lampadine. Il servizio comprende gestione, manutenzione e interventi sulla rete. Ma è proprio per questo che sarebbe interessante conoscere con precisione, gara alla mano, quanto verrà destinato alla manutenzione ordinaria, quanto a quella straordinaria, quanto alla tecnologia e quanto ai nuovi impianti. Perché il punto è tutto qui. Il Campidoglio parla di intelligenza artificiale, monitoraggio, diagnosi automatica dei guasti e centralizzazione. Il cittadino, invece, quando arriva davanti a un incrocio, vorrebbe prima di tutto sapere se il rosso, il verde e il giallo funzionano.

Roma ha già una rete centralizzata, ma 665 semafori sono ancora fuori

La centralizzazione non parte da zero. Roma Servizi per la Mobilità spiega che oggi 793 dei 1.458 impianti sono già centralizzati. Significa che circa il 54% della rete è collegato al sistema UTC, mentre 665 impianti non lo sono. La nuova gara dovrebbe quindi portare progressivamente sotto controllo altri circa 100 assi viari. Tra questi ci sono arterie fondamentali come via Portuense, via Tuscolana, via Casilina, via Nomentana, via Tiburtina, via Prenestina, viale Somalia, viale Tirreno, via delle Tre Fontane, oltre a importanti direttrici dell’Eur e del quadrante sud. È un intervento importante. Ma attenzione a non confondere centralizzazione con sicurezza stradale.

Un semaforo collegato a una centrale è certamente più controllabile. Non significa automaticamente che gli automobilisti rispettino il rosso, che i pedoni siano più protetti, che gli incroci siano progettati bene o che il traffico scorra meglio. La tecnologia può segnalare un problema. Non può trasformare un incrocio progettato male in un incrocio progettato bene.

Il paradosso degli incidenti: le vittime scendono, ma gli incidenti aumentano

La questione non è soltanto il traffico. È la sicurezza stradale. Nel primo semestre del 2026 le vittime della strada a Roma sono scese da 63 a 48, con una diminuzione del 25%. I sinistri mortali sono passati da 62 a 46, mentre i feriti gravi sono però aumentati da 74 a 90. E soprattutto sono aumentati gli incidenti complessivi: 18.338 nei primi sei mesi del 2026, contro i 16.772 dello stesso periodo del 2025. Quindi sì: meno morti, ed è il dato che conta più di tutti. Ma non significa che il problema della sicurezza stradale sia risolto. Anzi.

Se gli incidenti aumentano e aumentano anche i feriti gravi, sarebbe piuttosto azzardato raccontare la trasformazione tecnologica dei semafori come la soluzione del problema. La sicurezza stradale non è una gara a chi inaugura più dispositivi.

Incidente, il dato nazionale

Anche i dati ACI-Istat 2025 aiutano a mettere le cose nella giusta prospettiva. In Italia gli incidenti con lesioni sono stati 177.207, in aumento del 2,2%, mentre i feriti sono stati 237.822, in crescita dell’1,7%. Le vittime sono invece scese del 5,3%, a 2.868. Nei grandi Comuni italiani, però, il numero delle vittime è aumentato leggermente: 348 nel 2025 contro 345 nel 2024.

E Roma, nel confronto con il 2019, ha ridotto le vittime soltanto dello 0,9%, contro una diminuzione nazionale del 9,6%. È un dato che merita attenzione perché il 2019 è l’anno di riferimento per gli obiettivi europei del decennio sulla sicurezza stradale. Insomma, la tecnologia serve. Ma da sola non salva nessuno. E in una metropoli dove milioni di spostamenti avvengono ogni giorno, la qualità della regolazione del traffico è una componente della sicurezza, insieme a velocità, infrastrutture, comportamenti degli utenti, illuminazione, attraversamenti e controlli. E infatti Roma Servizi per la Mobilità stessa definisce la manutenzione degli impianti semaforici un elemento della sicurezza stradale. La rete comprende anche 75 semafori dotati di countdown e impianti equipaggiati per rilevare il passaggio con il rosso. 

Quindi sì: i semafori contano. Ma proprio per questo sarebbe utile che, insieme all’annuncio dei 50 milioni, arrivassero anche obiettivi misurabili. Quanti guasti dovranno essere risolti entro un’ora? Quanti entro quattro? Quanto dovrà diminuire il tempo medio di ripristino? Quanti incidenti o situazioni di rischio saranno monitorati? Quali incroci saranno modificati sulla base dei dati? Perché dire “più intelligente” è facile. Dimostrarlo con i numeri è un’altra cosa.

Il semaforo intelligente non basta se il problema è chi passa con il rosso

C’è poi un altro particolare interessante. Secondo ACI-Istat, nelle strade urbane la prima causa di incidente è proprio il mancato rispetto della precedenza o delle segnalazioni semaforiche, che rappresenta il 15,2% delle cause, seguito dalla guida distratta al 12,7%. Il semaforo, quindi, è davvero uno degli snodi della sicurezza. Ed è per questo che Roma sta puntando anche sui sistemi di controllo.

Ad aprile Roma Servizi per la Mobilità ha annunciato 38 nuovi impianti Photored, che si aggiungeranno agli 11 già attivi, per il rilevamento automatico dei passaggi con il rosso. A ottobre 2025 era stato inoltre annunciato il progetto per installare 630 dispositivi countdown su altrettanti impianti, per circa 1.420 attraversamenti pedonali, con l’avvio delle installazioni previsto nel secondo semestre 2026. È una strategia che ha una sua logica: meno tempi morti, più informazioni, più controllo, più possibilità di intervenire rapidamente sui guasti e sui comportamenti pericolosi.

Ma resta una domanda: quanto sarà efficace se nel frattempo la città continua a vivere di incroci congestionati, cantieri, restringimenti e deviazioni?

Il traffico non si risolve con un semaforo collegato alla centrale

Roma non è soltanto una rete di lampadine rosse, gialle e verdi. È una città nella quale ogni giorno si sovrappongono traffico privato, autobus, tram, pedoni, biciclette, monopattini, cantieri, lavori stradali e deviazioni. E basta una strada chiusa per trasformare un intero quadrante in un imbuto.

Lo dimostrano anche le continue modifiche alla circolazione legate ai cantieri. A luglio, per esempio, via di Fioranello è stata riaperta con un senso unico alternato regolato da semaforo, mentre i lavori di messa in sicurezza del versante proseguivano. Il limite era stato fissato a 3,5 tonnellate proprio per le criticità presenti nell’area. A febbraio, invece, i lavori su Ponte Risorgimento avevano imposto nuove modifiche alla circolazione nella zona di piazza Monte Grappa e lungo i lungotevere Oberdan e delle Armi. Il semaforo può coordinare il traffico. Non può però far comparire una carreggiata dove non c’è.

Il vero salto di qualità sarà vedere se la manutenzione funzionerà

È questo il punto sul quale sarà interessante misurare il nuovo appalto. Perché Roma ha già una Centrale della Mobilità che monitora in tempo reale il sistema, acquisisce dati sul traffico, segue i guasti e gestisce anche i sistemi di sanzionamento automatico. Ha già semafori centralizzati. Ha già Photored. Ha già countdown. Ha già sensori, telecamere e sistemi di monitoraggio. Ora arriveranno altri quasi 50 milioni di euro per fare un ulteriore salto tecnologico. Benissimo. Ma il cittadino medio non ha mai avuto come sogno quello di sapere che il suo semaforo comunica con un computer centrale.

Vorrebbe semplicemente che quando arriva all’incrocio il semaforo funzioni, i tempi siano sensati, il traffico scorra e attraversare la strada non sia una prova di coraggio.

La domanda che accompagnerà i cinque anni dell’appalto

Il Campidoglio presenta la gara come una svolta verso una rete «più moderna, più connessa e più intelligente». La vera prova arriverà però molto prima del 2031. Sarà nelle mattine in cui Roma si sveglia paralizzata. Negli incroci dove bastano pochi secondi di sincronizzazione sbagliata per creare una coda. Nei semafori guasti. Nei pedoni che aspettano. Negli autobus bloccati. Negli incidenti. E soprattutto nei numeri.

Perché alla fine della storia non conterà quanta intelligenza artificiale sarà stata infilata dentro i semafori. Conterà se ci saranno meno incidenti, meno feriti, meno traffico e meno incroci trasformati quotidianamente in roulette russa.

I 49,9 milioni sono l’investimento. Il risultato, invece, dovrà essere misurabile. I semafori funzionano e aiutano a smaltire il traffico? Se la risposta sarà finalmente sì, ogni giorno, per tutti gli oltre 1.500 impianti, allora forse i 49,9 milioni saranno stati spesi bene. Altrimenti avremo semplicemente inventato un modo molto moderno per spendere soldi su un problema molto antico. E quello, a Roma, sarebbe il ‘semaforo’ più facile da prevedere.