Roma, 53 milioni di mutuo per ‘risolvere’ l’Emergenza Abitativa: “Parte l’acquisto di 338 case”

Roma, sullo sfondo una immagine dell'Emergenza Abitativa, in primo piano il sindaco Gualtieri e l'assessore Zevi

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Roma, la maggioranza politica che sostiene Roberto Gualtieri e la sua Giunta ha dato l’ok in Aula Giulio Cesare all’acquisto di 338 case popolari per risolvere l’emergenza Abitativa: è partito così l’iter che porterà all’accensione di un nuovo mutuo da 53 milioni di euro per l’acquisto degli immobili. Il via libera risale al 15 dicembre, ma i documenti (che inseriamo in formato scaricabile alla fine di questo articolo) sono stati pubblicati solo il 22 gennaio, con grosso ritardo. È l’ultima mossa, la più concreta e insieme la più ‘politica’, da parte della ‘maggioranza Gualtieri’, nel grande puzzle dell’emergenza abitativa romana. Perché, dietro la parola “politica”, resta una domanda, che avevamo posto alcune settimane fa e che finalmente trova una risposta: chi paga davvero questo acquisto?

Come si finanzia l’operazione: il “conto” passa dal mutuo e dal bilancio 2025

Nella deliberazione in aula Giulio Cesare della ‘maggioranza Gualtieri‘, il punto politicamente più esplosivo e economicamente deflagrante è tutto nelle righe che certificano la copertura ‘a debito’ dell’acquisto e l’impegno sul bilancio di Roma. La Ragioneria Generale, in cui di recente il sindaco Gualtieri ha ‘infilato’ un suo fedelissimo a comando, infatti dà il via libera all’acquisto “subordinatamente alla stipula del mutuo nel corrente esercizio”, così riportano le carte.

E nel documento l’Aula mette nero su bianco che l’acquisto “al prezzo di € 53.472.520,11… per un totale di € 58.442.520,11” viene caricato sul bilancio, ossia sulle spalle dei romani: “la suddetta spesa grava sul capitolo/articolo 2203624/10851, 1DP Bilancio di previsione 2025-27, annualità 2025”.

Roma, lo stralcio della deliberazione del Comune di Roma

Niente PNRR, niente “aiuti”: la soluzione torna ad essere il mutuo

Nei mesi scorsi, in Campidoglio si era lavorato su tutt’altro scenario. Il sindaco e l’assessore al Patrimonio Tobia Zevi avevano battuto più strade, a partire dalla ricerca di fondi europei e statali per non ‘scaricare’ questo enorme peso solo sul bilancio capitolino. Ma i segnali che arrivano dalle carte capitoline e dalla sostanza politica sono chiari. Non ci sono risorse PNRR, non emergono ‘canali’ statali, regionali o ministeriali in grado di coprire l’operazione. E così Roma torna alla vecchia ricetta: indebitarsi. In sostanza, l’emergenza casa viene “risolta” con il debito. Una scelta che la maggioranza difende come necessaria, ma che l’opposizione attacca come il solito conto spalmato sui cittadini.

Un acquisto enorme: 338 alloggi oggi, oltre mille in totale

Dentro l’operazione c’è un obiettivo dichiarato: aumentare in modo rapido lo stock di Edilizia residenziale pubblica. La prima tranche vale circa 53 milioni, mentre la manovra complessiva punta a superare mille alloggi entro il 2026, per un investimento vicino ai 250 milioni.
È la dimensione “monstre” che il Campidoglio rivendica come svolta, ma è anche il punto che trasforma l’intervento in un caso politico. Perché se la casa diventa la priorità, tutto il resto rischia di diventare accessorio.

Le proteste tra novembre e dicembre di Unione Inquilini e sindacati

Il voto in Aula arriva dopo settimane di crescenti proteste di piazza attorno Palazzo Senatorio, promosse però (in tutta sincerità) da sigle considerate molto vicine alla Giunta Gualtieri: Unione Inquilini e sindacati. A metà novembre, l’Unione Inquilini era scesa in piazza del Campidoglio denunciando una gestione dell’emergenza fatta di tamponamenti e sgomberi, chiedendo un cambio di passo e soluzioni stabili: 13 novembre 2025, protesta e confronto con l’assessore Zevi. Poi la tensione sarebbe salita ancora: 25 novembre 2025 altro presidio in Piazza del Campidoglio per reclamare un consiglio comunale aperto sul futuro della città. E ancora: 4 dicembre 2025, nuove mobilitazioni e adesioni sindacali allo stesso appello. Alla fine, il via libera è arrivato, ma a carico de romani.

La domanda politica: diritto alla casa o contabilità del consenso?

Nessuno nega che a Roma ci siano persone in emergenza abitativa. Ma il punto politico non è solo “cosa” si compra e il motivo che lo sostiene: ma è come? Se la risposta strutturale passa ancora una volta dall’indebitamento, il messaggio è doppio: l’amministrazione rivendica l’intervento come scelta di giustizia sociale, ma ammette implicitamente (tra l’altro senza comunicati stampa, post social o video virali, ma solo con tre parole in croce ‘affogate’ negli atti amministrativi e burocratici) che le risorse straordinarie promesse alla città non sono arrivate.

E allora la domanda resta lì, inchiodata: Roma sta investendo sul diritto alla casa… o sta solo spostando il peso del problema più avanti, con gli interessi del mutuo sulle spalle dei romani per i prossimi trent’anni?