Roma, 54 milioni di mutui solo nel 2025: rosso d’esercizio a – 362 milioni, il Campidoglio approva un Bilancio (provvisorio) da incubo
Roma chiude il 2025 – anno Santo del Giubileo – con un rosso totale d’esercizio (presunto) pari a – 362,9 milioni di euro e con 54 milioni di debiti (stimati) legati a mutui: è la fotografia politica — prima ancora che contabile — approvata da una delibera di Giunta capitolina di fine gennaio che aggiorna i numeri del preconsuntivo, una sorta di pre-Bilancio. Ironia della sorte, la seduta che approva il pre-consuntivo della capitale d’Italia non è presieduta dal sindaco Roberto Gualtieri, assente. La presidenza di seduta è andata quindi lla vicesindaca Silvia Scozzese, delegata al Bilancio. Politicamente, non parliamo di una ‘bazzecola’: il bilancio (anche “presunto” e preliminare) è l’atto più identitario di una Giunta e il primo cittadino non c’era. (Inseriamo tale voto in formato scaricabile alla fine di questo articolo.)
Prima di tutto: cos’è il “risultato presunto”
Tradotto dal burocratese: si tratta di una stima di fine anno che serve a capire quanta “aria” c’è in cassa e quante risorse sono già “prenotate” (vincolate o accantonate) ha a disposizione il Comune di Roma. Non è il giudizio finale, ma è abbastanza per capire se l’anno giubilare si chiude, per il Campidoglio, in modo comodo o in affanno.
Il dato che pesa: -362.910.938,12 euro nella quota libera
Il numero politicamente più sensibile non è quello “complessivo” (che spesso include somme già vincolate per legge o per destinazione), ma la parte libera: quella che, in teoria, può essere usata per far funzionare la macchina ordinaria. Qui la stima del Campidoglio indica un disavanzo netto: -362.910.938,12 euro. In parole semplici: anche prima di parlare di nuovi progetti, nuove opere, appare molto difficile, visto che la gestione ordinaria dei conti parte con un margine negativo che restringe le mosse.
Mutui: 53.983.071,67 euro “vincolati”. Cosa significa davvero
Nel documento compare anche un’altra voce molto chiara: “vincoli derivanti dalla contrazione di mutui = 53.983.071,67 euro”. Attenzione però a un equivoco frequente (e a rischio di contestazioni): questa dicitura non prova, da sola, che nel 2025 siano stati “accesi” nuovi mutui per 54 milioni.
Più correttamente, significa che esistono spese collegate necessariamente a mutui che risultano vincolate (cioè con destinazione obbligata, tipicamente investimenti) e che quindi non sono liberamente spendibili per tappare buchi o finanziare spesa corrente.
La sostanza politica, comunque, resta: una quota importante di risorse ha addosso un’etichetta “prestito”. E i prestiti, per definizione, sono soldi oggi e rate domani.
Il paradosso Giubileo: poteri speciali, conti ordinari sotto stress
Nel 2025 il sindaco Roberto Gualtieri ha avuto anche il ‘cappello’ di Commissario straordinario di Governo per gli interventi legati al Giubileo: una struttura dedicata, con procedure e strumenti straordinari.
Eppure il punto politico è un altro: la gestione ordinaria del Comune (quella che paga manutenzioni, servizi, pezzi di quotidianità) resta con margini stretti e si muove solo a fronte di pesanti mutui da pagare per decenni a carico dei cittadini. Insomma: puoi avere cantieri e accelerazioni, ma se la “quota libera” è in rosso, e i mutuio sono eccessivi, la coperta resta corta.
Il macigno del passato: il debito storico e la gestione commissariale
Quando a Roma si parla di debiti, c’è sempre un convitato di pietra: il debito pregresso. A livello normativo, esiste una distinzione tra gestione ordinaria e gestione commissariale: quest’ultima opera con bilancio separato e si fa carico delle obbligazioni assunte fino al 28 aprile 2008.
Questo pesa su due piani: nel racconto pubblico, perché la responsabilità politica viene spesso spinta “all’indietro”; nella reputazione finanziaria, perché ogni nuovo disavanzo si innesta su una storia già complessa.
Cantieri, verde, scuole: la domanda che conta è “con quali leve”
Il Campidoglio rivendica interventi visibili: strade, scuole, verde, manutenzioni. Ma la politica dei conti è sempre la stessa domanda: quanto è spesa coperta da entrate certe e quanto è spesa spinta dalla leva finanziaria (mutui, anticipazioni, partite vincolate)?
Qui non serve l’accusa: basta la logica. Se la parte libera è negativa, i muti troppi e le poste vincolate crescono, il rischio sistemico è uno: fare oggi e rateizzare domani. Nella Capitale, però, “domani” arriva sempre e lo paga una città intera.
2026: il punto non è l’“eredità”, ma la traiettoria
Sì: questo è un documento “presunto”, quindi i numeri potranno essere aggiustati dal rendiconto. Ma il segnale è già politico: il 2026 non parte leggero. Se non cambia la traiettoria—più capacità di incasso, più selezione della spesa, meno dipendenza dalla leva finanziaria—il copione rischia di ripetersi: debiti vecchi che non mollano, tensioni nuove che si sommano, e l’ordinario che diventa straordinario per forza.
E alla fine, che siano mutui “storici” o appena contratti, la musica non cambia: le rate le pagano i romani, mese dopo mese, mentre la politica si rimpalla le etichette di ‘vecchio’ o ‘nuovi’ mutui.