Roma, 55enne sposa milionario 90enne: lo imbottisce di farmaci, lo deruba e lo truffa
Una truffa romantica, ma che di romantico non aveva proprio nulla. Anzi, era tutta calcolata nei minimi particolari, sin dal primo momento. Lei, la bella slovena 55enne, aveva puntato l’imprenditore romano, vedovo e milionario di 35 anni più grande. Angelo T., 93 anni, schivo e riservato, aveva costruito tutto partendo dal nulla. Aziende, immobili, un patrimonio stimato in circa 10 milioni di euro. Un patrimonio costruito in una vita, dissolto in pochi mesi, a causa della donna che aveva scelto come moglie.
Ma ora la giustizia ha scritto la fine di questa brutta storia: Cristina M. è stata condannata in primo grado dal Tribunale di Roma a due anni di reclusione per truffa aggravata.
I farmaci, i bonifici e il patrimonio svanito
Secondo i giudici, Cristina M. avrebbe sfruttato la fragilità legata all’età di Angelo T., approfittando della relazione sentimentale per svuotare il suo patrimonio. E la differenza d’età non sarebbe stato l’unico ostacolo. Per l’accusa la donna avrebbe fatto assumere al marito psicofarmaci capaci di ridurne la lucidità. Fidandosi della moglie, Angelo T. li avrebbe ingeriti senza sospetti. Poi i primi segnali: confusione, stordimento, decisioni che non gli appartenevano. Tra i passaggi più emblematici, un bonifico da 300mila euro con causale «regalo marito». E poi polizze vita, una delle quali da 3 milioni e 150mila euro. Tutto mentre l’uomo si fidava, convinto di essere protetto dalla persona che aveva scelto.
Tutto questo appena un mese dopo aver contratto il matrimonio. A salvare il 90enne, che fino a prima di sposarsi era incredibilmente lucido per la sua età, è la pandemia. Ricoverato, sempre a Roma, proprio a causa dei numerosi farmaci che gli danno stordimento e segnali di avvelenamento, grazie alle rigide normative in vigore durante la pandemia da Covid resta lontano dalla giovane consorte. E recupera lucidità, capisce di essere stato raggirato e denuncia la moglie.
Dal colpo di fulmine al matrimonio civile
I due si erano conosciuti nel 2017. Una pizza, una simpatia, poi un innamoramento che per Angelo T. aveva il sapore di una rinascita: dopo vent’anni dalla morte della prima moglie, il cuore tornava a battere. Lui, uomo schivo, lontano da riflettori e interviste, aveva costruito il suo successo nel silenzio, tra immobili di pregio e società. Lei, una vita più complicata, qualche difficoltà economica. Se all’inizio ci fosse stato un sentimento autentico, il processo non lo ha chiarito. Quel che è certo è che il 25 gennaio 2021 arriva il matrimonio civile. Sette giorni dopo, il 2 febbraio 2021, parte il primo bonifico. Seguono le polizze.
Poi qualcosa cambia. Angelo T. si sveglia confuso, non si riconosce. Finisce in clinica. Da lì non uscirà più. Capisce di essere stato ingannato e trova la forza di denunciare la moglie. La separazione con addebito arriva il 19 settembre 2024. Un atto formale che arriva tardi, ma che per lui rappresenta una forma minima di giustizia. Muore pochi giorni dopo.
I figli e l’ultima battaglia
A portare avanti la battaglia giudiziaria sono stati i figli, Alessandro e Giovanni, con l’avvocato Valerio Vallefuoco del Foro di Roma, che ha seguito anche il padre. I figli hanno visto crollare l’impero del genitore e ora tentano di ricostruirlo. La condanna restituisce almeno una cosa: l’onore. Il resto è ancora tutto da recuperare. «Hanno restituito dignità al padre», spiega il legale. «Questo è un caso purtroppo classico. Vorrei che questa notizia facesse riflette le persone di una certa età: il mio cliente, anche se in seguito è morto per ragioni di età, è stato fortunato, perché è riuscito ad accorgersi quello che stava succedendo e ha ottenuto la separazione con addebito. Ma ci sono moltissimi anziani che vanno a finire nelle mani di gente senza scrupoli, che non arrivano a questo risultato e si ritrovano senza più nulla, con il conto svuotato e magari anche senza casa».
Una storia che parla di solitudine, fiducia tradita e truffe sentimentali, sempre più frequenti e spesso invisibili. E che ricorda come, anche a 93 anni, il confine tra amore e inganno possa essere pericolosamente sottile.