Roma, 7 milioni per tracciare i rifiuti: sistema installato ma mai partito, scatta l’interrogazione

I camion Ama

Un sistema pensato per rendere più chiara e controllabile la raccolta dei rifiuti a Roma sarebbe rimasto, nei fatti, inutilizzato. A sollevare il caso è Fabrizio Santori, capogruppo della Lega in Assemblea Capitolina, che in una nota punta il dito contro Ama e parla di un appalto affidato nel 2018 per oltre 7,4 milioni di euro. L’obiettivo, spiega, era introdurre una rete tecnologica capace di tracciare i conferimenti, seguire i mezzi e certificare meglio il servizio svolto sul territorio.

Cosa prevedeva il sistema di tracciamento

Secondo quanto riferito da Santori, il progetto prevedeva identificazione a radiofrequenza sui mastelli, dispositivi installati sui camion e piattaforme digitali per monitorare in modo preciso il ciclo dei rifiuti. In sostanza, uno strumento utile per sapere dove, come e quando avviene la raccolta. Sempre secondo l’esponente leghista, però, il piano non sarebbe mai entrato davvero a regime: i dispositivi sarebbero stati montati soltanto su 629 mezzi, a fronte di circa 1.500 previsti inizialmente dal programma.

Il punto politico: spesa pubblica e risultati

Nella sua denuncia, Santori collega questo caso a un tema più ampio: quello dell’efficienza di Ama e dell’uso delle risorse pubbliche. Nella nota contesta infatti che, mentre il servizio continua a essere percepito come insufficiente in molte zone della città, si continuino a riconoscere premi e compensi ai dirigenti attraverso varie voci accessorie. Il nodo, per il consigliere, è semplice: se Roma resta alle prese con degrado e criticità nella raccolta, diventa legittimo chiedersi quali obiettivi siano stati realmente centrati.

Le domande rivolte a sindaco e assessore

Per questo Santori ha presentato un’interrogazione al sindaco Roberto Gualtieri e all’assessora Sabrina Alfonsi. Le domande sono due: chi avrebbe dovuto vigilare sull’attivazione del sistema e perché nessuno sarebbe intervenuto davanti a un’infrastruttura costosa ma, a suo dire, mai utilizzata fino in fondo. La vicenda, così impostata, riporta al centro il tema del controllo sulle partecipate pubbliche. E rilancia una richiesta di chiarezza su un punto che per i cittadini conta più di ogni altro: capire come vengono spesi i soldi e con quali risultati concreti sulla pulizia della città.