Roma accende la musica del cinema, al Film Music Festival 2026 tornano le grandi colonne sonore: il programma
Roma torna a interrogarsi su uno dei linguaggi più potenti e spesso meno raccontati del grande schermo: la musica. Con la quinta edizione del Roma Film Music Festival, in programma dal 16 al 22 marzo tra Forum Theatre, Forum Studios e Auditorium Conciliazione, la Capitale ospita una manifestazione che non si limita a celebrare le colonne sonore, ma ne riafferma il valore culturale, artistico e perfino identitario. Per una settimana, il festival porta in primo piano quel lavoro invisibile che accompagna la memoria collettiva degli spettatori e orienta, quasi sempre in modo decisivo, la percezione di un film.
Il cinema nasce muto, ma non è mai stato senza musica
C’è un paradosso che il festival rimette al centro con intelligenza: la musica è entrata nel cinema prima ancora della voce. Già alle origini della settima arte, quando sullo schermo scorrevano immagini senza dialoghi, la proiezione era accompagnata da musicisti dal vivo. È da questa intuizione storica che il Roma Film Music Festival costruisce la propria identità: non un semplice contenitore di concerti, ma uno spazio in cui si riflette su come le note abbiano modellato la grammatica emotiva del cinema. In questo senso, la rassegna diretta artisticamente da Marco Patrignani si conferma come uno dei progetti più riconoscibili del panorama romano.
Star Wars dal vivo, l’evento che punta al grande pubblico
Tra gli appuntamenti più attesi spicca senza dubbio la prima assoluta in Italia del nuovo capitolo dei cine-concerti dedicati a Star Wars. Il 21 e 22 marzo, all’Auditorium Conciliazione, sarà proiettato Il ritorno dello Jedi con esecuzione dal vivo della partitura di John Williams, affidata all’Orchestra Italiana in formazione completa da 80 elementi, diretta da Ernst Van Tiel. È il tipo di evento capace di parlare a pubblici diversi: gli appassionati di cinema, gli estimatori della musica sinfonica, ma anche chi riconosce in quella saga una parte importante dell’immaginario contemporaneo.
Piero Umiliani, il festival riscopre un gigante italiano
Accanto alla dimensione internazionale, il festival sceglie di investire con decisione sulla memoria culturale italiana. Le prime tre giornate, dal 16 al 18 marzo, saranno infatti dedicate a Piero Umiliani, nel centenario della nascita. Autore di oltre 150 colonne sonore, Umiliani è stato una figura centrale nella storia musicale del cinema italiano, capace di attraversare registri diversi, dalla sperimentazione al grande successo popolare. Il suo nome resta legato a film come I soliti ignoti di Mario Monicelli, ma anche a un brano iconico come Mah Nà Mah Nà, entrato ben oltre i confini del cinema nella cultura di massa.
Concerti, mostra immersiva e il valore degli archivi
L’omaggio a Umiliani non si limita al ricordo celebrativo. Il programma costruisce infatti un percorso articolato, capace di intrecciare performance, ricerca e divulgazione. Al Forum Theatre sono previsti i concerti del Gegè Munari Quintet il 16 marzo e dei Calibro 35 il 18 marzo, due appuntamenti che restituiscono la vitalità contemporanea di un repertorio ancora influente. Nelle stesse giornate, il pubblico potrà visitare una mostra immersiva fatta di immagini, materiali d’archivio, ascolti guidati e ambientazioni spettacolari. Un modo concreto per trasformare la memoria musicale in esperienza viva, accessibile e condivisa.
Randy Kerber, i Talks e il dialogo tra maestri e nuove voci
Il 19 marzo il festival ospita per la prima volta in Italia Randy Kerber, pianista associato a colonne sonore entrate nella storia recente del cinema, da Harry Potter a Titanic fino a Forrest Gump. Al Forum Theatre presenterà The Piano in Hollywood – A Night with Randy Kerber, concerto immersivo prodotto con Robert Townson Productions. Ma il respiro della manifestazione passa anche dai Film Music Talks ai Forum Studios, luoghi simbolici fondati da Ennio Morricone, Piero Piccioni, Armando Trovajoli e Luis Bacalov. Qui il confronto tra artisti, critici e protagonisti del settore — da Joan Thiele a Sergio Rubini — rafforza il senso politico e culturale dell’iniziativa: riportare la musica per film al centro del dibattito pubblico, non come ornamento, ma come parte essenziale del racconto contemporaneo.