Roma, addio a 5 campi da Padel al posto del parco, i cittadini di San Lorenzo ‘condannano’ Campidoglio e Soprintendenza

Roma, a sinistra l'area com'era nel 2022, a destra com'è oggi, foto google maps

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Roma, dovranno essere abbattuti i campi da Padel costruiti al posto di un parco pubblico su via dei Sabelli, all’interno del perimetro della Città Storica capitolina, su area vincolata, nel cuore del Municipio II. Erano stati autorizzati nel 2023 da Campidoglio, Municipio II e Soprintendenza Speciale di Roma Capitale e costruiti alla velocità della luce.

Il Tribunale Amministrativo del Lazio ha annullato (con sentenza di primo grado) i via libera rilasciati dagli Enti, con tanto di pareri positivi e, a seguire, permessi a costruire. Con una sentenza che lascia poco all’immaginazione (e che inseriamo in formato scaricabile alla fine di questo articolo), i giudici hanno giudicato del tutto irregolare l’intervento realizzato in un noto e stimato centro sportivo del Municipio II.

Infine, i giudici hanno condannato Campidoglio, Soprintendenza speciale di Roma e la società coinvolta a pagare 30 mila euro di spese legali ai ricorrenti, un gruppo di residenti del quartiere di San Lorenzo.

Il parchetto conteso e l’area “di valore” nella Città storica

La vicenda nasce attorno a un impianto sportivo molto noto che ricade nella “Città storica” e dentro gli “spazi aperti” del Piano regolatore. Secondo il TAR, la zona interessata dai nuovi campi è classificata come “spazio verde privato di valore storico-morfologico-ambientale”. E risulta censita nella Carta per la Qualità.
I residenti che hanno fatto ricorso – proprietari di immobili affacciati sul complesso – hanno sostenuto che i campi sarebbero sorti al posto dell’attuale parco, “liberamente accessibile”. E considerato un servizio indispensabile e irrinunciabile per il quartiere.

Il punto chiave: non bastavano carte e “nulla osta”, servivano motivazioni solide

Non era la prima volta che la giustizia amministrativa metteva mano al caso. Una precedente autorizzazione era già stata annullata nel 2023 perché giudicata troppo generica. In quella occasione, il TAR aveva chiesto alla Soprintendenza un riesame vero, capace di confrontarsi con le contestazioni dei cittadini.

Nella nuova autorizzazione del 18 settembre 2023, invece, per i giudici la Soprintendenza non avrebbe fatto quel salto di qualità. Il provvedimento, osserva la sentenza, finisce per appoggiarsi a formule di rito e richiami a passaggi precedenti, senza affrontare i nodi indicati nel giudizio precedente. In pratica, il TAR rileva che l’autorizzazione si limita a “prendere atto” e a concludere che le opere sono compatibili. Arrivando a autorizzare i lavori con una prescrizione tecnica sul sottofondo.

Ma, per il Tribunale, manca il confronto con temi sostanziali. Tra questi: la classificazione urbanistica dell’area verde, le tutele paesaggistiche più ampie e l’impatto delle recinzioni (tra plexiglass e rete) sulla fruizione e sulla visibilità del bene tutelato. È uno dei passaggi più netti della decisione: l’autorizzazione viene dichiarata “elusiva-violativa del giudicato” per la carenza dell’impianto motivazionale.

La “sanatoria” bocciata: in quell’area le nuove costruzioni non passano

Caduta l’autorizzazione paesaggistica, il TAR ha poi affrontato il permesso edilizio rilasciato dal Municipio II, guidato dalla mini sindaca Francesca Del Bello. E qui arriva l’altro colpo decisivo: i giudici ritengono che, in quella porzione di città storica, non siano ammesse nuove costruzioni come i campi da padel.
La sentenza ricostruisce che, in base alle regole urbanistiche richiamate, in quell’area sono consentiti interventi legati a manutenzione e recupero, non la trasformazione con nuove strutture sportive. Il risultato è che il permesso “in sanatoria” non regge, perché manca un presupposto essenziale: l’opera, oggi, non sarebbe comunque autorizzabile.

C’è anche un profilo molto concreto che pesa nella valutazione: il TAR segnala che il titolo rilasciato dal Comune sembra mettere insieme due cose diverse, autorizzando allo stesso tempo la regolarizzazione di opere e il completamento dei campi. Per i giudici è una contraddizione che rende il provvedimento non coerente con la natura stessa della sanatoria.

La decisione: autorizzazione “nulla”, permesso annullato e 30mila euro di spese

La sentenza è chiara: nullità dell’autorizzazione paesaggistica della Soprintendenza; annullamento del permesso di costruire rilasciato da Roma Capitale; spese di lite: 30.000 euro complessivi, ripartiti tra le parti soccombenti.

In più, il TAR dispone la trasmissione degli atti alla Procura di Roma per eventuali valutazioni, legate anche alla realizzazione di opere “in assenza del relativo titolo edilizio abilitativo”. Un passaggio che non equivale a una condanna penale, ma alza il livello di attenzione sul cantiere e su ciò che sarebbe stato fatto prima che il quadro autorizzativo fosse davvero solido.

Cosa succede adesso: stop ai lavori e partita che può spostarsi al Consiglio di Stato

Dopo questa sentenza, la conseguenza immediata è il blocco del percorso autorizzativo così come era stato costruito. La società interessata può scegliere la strada dell’appello al Consiglio di Stato. Ma il punto sostanziale evidenziato dal TAR resta: la destinazione e le regole urbanistiche dell’area rendono molto difficile riproporre l’intervento senza una revisione profonda, perché il tema non è solo “come” fare i campi, ma se in quel luogo si possano fare.

L’ordinanza precedente la sentenza di gennaio scorso
Roma, a sinistra l'area com'era nel 2022, a destra com'è oggi, foto google maps
Roma, a sinistra l’area com’era nel 2022, a destra com’è oggi, foto google maps – www.7colli.it
San Lorenzo, a Roma, i campi come appaiono oggi, foto Google Maps
San Lorenzo, a Roma, i campi come appaiono oggi, foto Google Maps – www.7colli.it