Roma, alberi a rischio abbattimento alle Terme di Caracalla e Gianicolo, il Campidoglio: “Via alle prove urgenti di tenuta”
Roma, alberi di nuovo a rischio abbattimento in centro: il primo segnale arriva dal Gianicolo, tra fine gennaio e l’inizio di febbraio sono previste prove urgenti di stabilità sugli alberi lungo la Passeggiata del Gianicolo, con inevitabili limitazioni di sosta necessarie ai lavori. È un’azione presentata dal campidoglio come preventiva e legata alla sicurezza, ma che riaccende la domanda politica più grande: Roma sta davvero governando il verde urbano o continua a rincorrere l’emergenza, un episodio dopo l’altro?
Caracalla, potature e clima da “zona calda” per il verde storico
Quasi in parallelo, anche nell’area delle Terme di Caracalla – tra strade residenziali e un quadrante delicato per valore storico e paesaggistico – parte un’altra operazione: potature su alberature che insistono in un perimetro sensibile, attraversato da traffico, turismo e fragilità strutturali della città antica. Ma la percezione che si sta diffondendo è sempre la stessa: la macchina operativa parte, mentre la macchina della comunicazione pubblica resta indietro. (Pubblichiamo entrambe i documento alla fine di questo articolo, in formato scaricabile).
Il punto non è “tagliare o non tagliare”: è spiegare prima
Che gli alberi vadano controllati, curati e – quando serve – rimossi, è un fatto. Roma non può permettersi rischi, soprattutto dopo anni in cui il verde urbano è diventato anche un tema di sicurezza pubblica, tra crolli, rami caduti e allarmi ripetuti. Ma il punto politico non è l’intervento in sé: è il metodo. Perché in una capitale europea non basta dire “è necessario”. Serve dimostrare che lo è, e farlo prima. Con chiarezza, con dati comprensibili, con una comunicazione che non sembri una concessione ma un dovere democratico.
Comitati e associazioni “nervosi”: trasparenza a intermittenza da mesi
Il clima, in città, è teso da settimane e in realtà da mesi. Non perché i comitati siano contrari alla sicurezza. Ma perché denunciano una presunta carenza di trasparenza che finisce per trasformare ogni intervento in un sospetto. Il problema è semplice: quando mancano le informazioni complete e accessibili, quando i documenti tecnici non sono facilmente reperibili, quando il racconto pubblico arriva tardi o a pezzi, la fiducia si sbriciola. E in una città complessa come Roma, la fiducia è la vera infrastruttura che tiene insieme istituzioni e quartieri.
A rendere il quadro ancora più delicato c’è anche l’inchiesta della Procura di Roma, che da mesi ha acceso un faro sulla gestione del verde pubblico: dagli abbattimenti nelle aree pregiate fino ai meccanismi di manutenzione e agli appalti legati a parchi e ville storiche. Un contesto che, inevitabilmente, alza l’asticella: oggi la trasparenza non è solo una richiesta dei cittadini, ma una necessità politica.
Prati e gli abbattimenti “scoperti per caso”: il corto circuito politico
Il caso più emblematico e recente resta certo quello di Prati, dove gli abbattimenti previsti all’inizio del 2026 sono emersi nel modo più distorto possibile: non da una comunicazione istituzionale tempestiva, ma attraverso atti legati alla viabilità e ai divieti di sosta necessari ai lavori. Da lì la domanda politica che si ripete come un mantra: dove sono le carte? Nessuno pretende che un’amministrazione rinunci a intervenire su un albero pericoloso. Ma i cittadini vogliono capire cosa accade prima che accada. Non leggere la notizia a cose fatte. Ancora più di recente, l’assessore delegata all’Ambiente, Sabrina Alfonsi, ha anche bloccato i commenti sotto i suoi post social, per evitare critiche, ma suscitando un vespaio di polemiche.
Ostiense-Acea, cipressi storici e il nodo del “pezzo mancante”
Un altro fronte recentissimo è certo anche quello dell’Ostiense, dentro e intorno alla sede Acea: due cipressi storici autorizzati al taglio in un’area vincolata, con la promessa di un reimpianto futuro. Anche qui la discussione si sposta subito dal merito tecnico alla dinamica politica: non basta mostrare l’atto conclusivo, se manca la parte che motiva la scelta in modo solido e verificabile. E non basta promettere una compensazione, perché un albero adulto non è un arredo urbano da sostituire con una “versione nuova” a scaffale.
Quando la comunicazione non regge, ogni taglio diventa un caso
È questo il cuore del problema: Roma rischia di trasformare la manutenzione del verde in un tema esplosivo non per ciò che fa, ma per come lo racconta. Se la sensazione è che la trasparenza funzioni “a singhiozzo”, ogni intervento viene percepito come una decisione discrezionale. Il confine tra sicurezza e scelta più comoda diventa terreno di scontro. E la città, che dovrebbe essere guidata, finisce per dividersi tra chi teme il rischio e chi teme il silenzio. Nel mezzo resta un’amministrazione che, finché non cambia passo sulla chiarezza, continuerà a pagare un prezzo politico alto.