Roma, alberi giù e commenti social ‘chiusi’: Alfonsi spegne le domande dei romani

Roma, sullo sfondo alberi capitozzolati, in primo piano Sabrina Alfonsi, assessore all'Ambiente - www.7colli.it

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A Roma gli alberi continuano ad essere ‘fantasmi’. Non solo perché sul sito internet della Capitale d’Italia, nella sezione dedicata alle autorizzazioni per l’abbattimento degli alberi, compaiono appena quattro documenti, contraddicendo il regolamento del verde capitolino, che impone assoluta trasparenza, come da noi sottolineato di recente. Ma anche e soprattutto perchè, secondo comitati e associazioni che seguono da anni il tema del verde urbano, a tutto ciò da oggi si sarebbe aggiunto anche lo stop ‘d’autorità’ ai commenti social sul profilo pubblico dell’assessore all’Ambiente della Giunta Gualtieri, Sabrina Alfonsi, su temi “caldi” legati proprio agli alberi.

La rabbia nei quartieri: “Così ci tolgono anche il diritto di parola e protesta ci ascoltano”

Una voce raccolta sul territorio da il Nuovo 7 Colli riassume tutto: “Trasparenza negata dal Campidoglio, commenti social bloccati. Ma questa è democrazia?”. Tra trasparenza annebbiata (al momento in cui scriviamo, sono on line solo quattro autorizzazioni, ndr) e democrazia negata sui social, in città gli interventi di abbattimento sono continui: cantieri e motoseghe sono in azione in centro e periferia da inizio 2026, con gli atti sempre off line. Il punto non è solo quanti alberi vengano abbattuti, ma come si comunica tutto questo ai cittadini. Perché se le informazioni tecniche e agronomiche che giustificano l’abbattimento di un albero spariscono, o restano poche e confuse, la fiducia dei cittadini crolla insieme ai tronchi.

Commenti bloccati

Trasparenza a singhiozzo: il regolamento c’è, ma non viene rispettato

Qui entra la politica, non la burocrazia. Perché non stiamo parlando di un cavillo: il regolamento del verde prevede che gli interventi programmati siano comunicati prima e con chiarezza. E invece, secondo i cittadini, quasi sempre mancano i dettagli essenziali: dove si taglia, quanti alberi, per quale motivo e quali documenti lo giustificano. Non serve essere esperti: se una città decide di cambiare il proprio paesaggio, deve spiegarlo bene e in modo accessibile.

Sicurezza o scelte facili? Il confine che divide Roma

Dal Campidoglio la linea è sempre la stessa: prima la sicurezza, perché un albero può cadere e fare danni. Un argomento serio, soprattutto dopo i tanti episodi degli ultimi anni. Ma chi protesta ribatte che Roma non può curarsi tagliando “a vista”, senza far vedere le carte e senza coinvolgere i quartieri. Anche perché gli alberi sono ombra, aria più pulita, meno caldo. In una città che soffoca d’estate, ogni abbattimento pesa il doppio.

L’ombra della Procura e il sospetto dei “tagli fantasma”

Nel capitolo finale entra in gioco un tema ancora più delicato: la Procura di Roma ha acceso un faro sulla gestione del verde, tra crolli, manutenzioni e possibili irregolarità. Ed è qui che i cittadini collegano tutto: poca trasparenza, troppe urgenze e il timore che dietro alcuni interventi possano esserci scelte discutibili, perfino sugli appalti. Se davvero si vuole chiudere la polemica, la strada è una sola: pubblicare tutto, bene, e parlare con la città.

Il maxi-piano da 3mila alberi e il mutuo da 6 milioni: il conto senza risposte

Sul fondo di questa vicenda pesa anche un altro dato politico rilevante. Lo scorso 4 dicembre, la Giunta Gualtieri ha approvato un piano da circa 3mila abbattimenti e ripiantumazioni in 11 Municipi, finanziato in gran parte con un mutuo da oltre 5,5 milioni di euro, per un totale di 5,67 milioni. Un via libera arrivato con una Giunta a ranghi ridotti, tra assenze pesanti, compresa quella del sindaco e della vice con delega al Bilancio. Un’operazione presentata come “rigenerazione del verde”, ma che riporta al centro la stessa domanda: dove sono le carte, le perizie, la mappa completa degli interventi? Senza trasparenza preventiva, anche un piano milionario rischia di apparire come l’ennesimo capitolo di un “verde fantasma”, già finito sotto la lente della Procura e sempre più distante dai cittadini.