Roma, alla Chiesa di San Giovanni Crisostomo arriva “Via Lucis”: fede, dubbio e rinascita in scena
Roma, domenica 29 marzo alle 17, nella Chiesa di San Giovanni Crisostomo, va in scena “Via Lucis – In cammino con il Risorto”, progetto teatrale e musicale ideato da Massimo Tellan. Un appuntamento che unisce arte, spiritualità e riflessione civile, parlando a una città abituata ai riti ma ancora in cerca di senso.
Un evento che parla alla Roma di oggi
Non è soltanto un appuntamento religioso né una semplice rappresentazione teatrale. “Via Lucis – In cammino con il Risorto”, in programma domenica 29 marzo alle ore 17 alla Chiesa di San Giovanni Crisostomo di Roma, si presenta come un passaggio più profondo: un’occasione per mettere al centro le domande che attraversano il nostro tempo. In una capitale spesso raccontata come città di processioni, indulgenze e simboli, lo spettacolo prova a spostare lo sguardo dal rito alla coscienza, dalla tradizione alla responsabilità interiore.
Il cuore del racconto: la verità sospesa dopo la croce
L’idea firmata da Massimo Tellan prende forma come una vera e propria inchiesta teatrale su una verità sospesa: che cosa resta, nell’uomo, dopo il dolore, la colpa, la perdita? I testi, tratti dal volume Via Lucis pubblicato da Editrice Ancora, attraversano alcuni dei passaggi più forti del racconto evangelico. Dal tormento del centurione sotto la croce allo smarrimento di Maria Maddalena, dalla corsa di Pietro e Giovanni verso il sepolcro fino alle apparizioni del Risorto e alla Pentecoste, ogni quadro diventa una domanda rivolta al presente.
Fede e dubbio, senza retorica
Il punto più interessante dell’operazione sta proprio qui: “Via Lucis” non cerca una devozione automatica, ma una partecipazione consapevole. Non chiede allo spettatore di assistere passivamente; lo invita, piuttosto, a misurarsi con i grandi nodi dell’esistenza. Il dubbio, in questa chiave, non è un ostacolo alla fede, ma il suo terreno più vero. È dentro quella frattura che il racconto trova la sua forza narrativa e politica, nel senso più alto del termine: riportare l’uomo davanti alle proprie scelte e alla necessità di una rinascita.
La scena, la musica, il valore del linguaggio artistico
Ad accompagnare la narrazione ci sono le musiche originali di Domenico Abate e Biagio Graziano, eseguite dallo stesso Graziano, capaci di costruire un paesaggio sonoro sobrio ma incisivo. In scena, in ordine alfabetico, Shaen Barletta, Antonio Coppola, Marco Giustini e Veronica Rega; il coordinamento artistico è di Francesco Bellomo. La forza dello spettacolo sembra stare proprio nell’intreccio tra parola, azione scenica e musica, tre registri che non si limitano a illustrare il sacro, ma lo riportano dentro la sensibilità contemporanea.