Roma, allarme allagamenti nel IX Municipio, scatta l’interrogazione in Campidoglio: “cosa si pensa di fare in via definitiva e non in emergenza?
Roma, sul tavolo della Giunta Gualtieri finisce un’interrogazione che chiede conto, nero su bianco, di cosa sia stato fatto negli ultimi quattro anni per arginare la cronica emergenza allagamenti nel Municipio IX. Il messaggio politico lanciato dalla Lista Raggi ai vertici del Campidoglio è chiaro: basta promesse e interventi “a pioggia” (in tutti i sensi), serve una mappa delle responsabilità e delle azioni reali, perché “ogni volta che piove dobbiamo sperare che non accada nulla”.
L’attacco politico: “Non vogliamo più interventi tampone”
L’interrogazione – sostenuta dalla consigliera ed ex sindaca Virginia Raggi, sostenuta da M5S e Civica Raggi, quindi anche dalla consigliere del IX Municipio Carla Canale – punta dritto al cuore del problema: non basta intervenire quando l’acqua ha già invaso strade e abitazioni, occorre prevenire. Nel mirino finiscono manutenzioni, pulizia e cura del territorio, ma soprattutto la strategia: esiste un piano organico o si procede per emergenze? Il rischio, denunciano i proponenti, è che Roma continui a rincorrere gli eventi, trasformando ogni temporale in una prova di resistenza per i cittadini.
Municipio IX: la frontiera dove l’acqua non perdona
Il territorio dell’Eur e delle aree di confine del Municipio IX è vasto e complesso: quartieri residenziali, assi viari strategici, zone in trasformazione e una rete di deflusso delle acque che, da anni, mostra fragilità strutturali. Non è solo un tema tecnico: quando una strada diventa un fiume, si blocca la vita quotidiana, saltano i collegamenti, aumentano i rischi per automobilisti e pedoni, e si alimenta una sensazione crescente di precarietà. Una capitale europea non può affidarsi alla fortuna.
I cantieri PNRR ci sono: perché l’emergenza resta?
A rendere la questione ancora più delicata è un dato politico: nel Municipio IX sono in corso interventi regionali di messa in sicurezza idraulica su due corsi d’acqua critici, il Fosso dell’Acqua Acetosa e il Fosso di Malafede, con copertura riconducibile ai filoni PNRR destinati alla riduzione del rischio alluvione e idrogeologico. Tradotto: risorse straordinarie e cantieri attivi. Eppure i residenti continuano a fare i conti con allagamenti e disagi. È qui che nasce la domanda più scomoda : se i lavori partono, possibile che non si e’ tenuto conto di tutte le zone con difficolta’?
Le zone più esposte e il nodo della sicurezza pubblica
Nell’elenco delle aree segnalate compaiono punti noti a chi vive Roma Sud: tratte lungo l’Ardeatina, Castel di Leva, Trigoria Alta, Laurentina e altre zone dove, a ogni pioggia intensa, tornano le stesse immagini: carreggiate impraticabili, rallentamenti, paura e rabbia. L’interrogazione chiede quali manutenzioni siano state realizzate davvero e quali interventi Roma Capitale intenda mettere in campo per tutelare incolumità e salute pubblica, perché quando i disagi diventano ripetuti, non sono più “episodi”: diventano un tema di governo.
Il punto vero: trasparenza, costi e una soluzione definitiva
Il passaggio politicamente più pesante è quello sul “rimedio definitivo”: non si chiede solo di riparare, ma di capire le cause e spezzare il ciclo dell’emergenza. Perché ogni intervento straordinario ha un costo: economico, sociale, amministrativo. E se l’emergenza si ripete, a pagare sono sempre gli stessi: cittadini e casse pubbliche. Ora la palla passa alla Giunta Gualtieri, chiamata a rispondere con atti, numeri e tempi certi. Il Municipio IX non chiede annunci: pretende che Roma dimostri di saper proteggere i suoi quartieri quando il cielo si apre.
