Roma, all’assemblea M5S Virginia Raggi attacca Gualtieri: “Sull’inceneritore serve un passo indietro”

La foto post assemblea Movimento M5S

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L’assemblea romana del Movimento 5 Stelle, riunita sabato scorso, ha riportato al centro del dibattito politico un nodo cruciale: non soltanto se Pd e M5S potranno stare insieme nel 2027, anche per la guida del Campidoglio, in nome del cosiddetto campo largo, ma soprattutto su quale idea di città dovrebbe fondarsi un’eventuale alleanza. In questo quadro, Virginia Raggi ha attaccato senza mezzi termini la giunta guidata da Roberto Gualtieri, accusandola, davanti ai suoi colleghi, di aver stretto un “patto scellerato con gli speculatori”.

Santa Palomba è il baricentro dello scontro

Dentro la frattura politica evocata da Raggi, l’inceneritore previsto a Santa Palomba non rappresenta un capitolo laterale. Al contrario, è il punto centrale dello scontro. Per il Campidoglio a guida Pd, l’impianto è il perno del nuovo ciclo dei rifiuti. Per una parte del Movimento 5 Stelle, e in particolare per l’ex sindaca, è invece il simbolo di una città che, mentre parla di rigenerazione, torna a scegliere grandi operazioni calate dall’alto e ispirate a un modello di sviluppo ritenuto superato.

Non è un caso che la contestazione di Raggi trovi consenso proprio su questo terreno: nell’idea, cioè, che il termovalorizzatore non sia soltanto un impianto industriale, ma un segnale politico. E, per molti nel M5S romano, anche il principale ostacolo alla costruzione di un futuro campo largo nella Capitale.

Quando il ciclo dei rifiuti diventa una visione urbanistica

Il progetto del termovalorizzatore, del resto, viene raccontato dal Campidoglio non solo come risposta all’emergenza rifiuti, ma come parte di un più ampio ridisegno urbanistico di Roma Capitale. Al Mipim 2026, una delle principali vetrine internazionali del settore immobiliare, svoltasi recentemente in Francia, il Comune ha inserito proprio il nuovo impianto tra i focus presentati nel quadro del “rinnovamento urbanistico” dell’area.

È qui che la critica di Raggi diventa più difficile da liquidare come semplice propaganda. Perché il nodo, a questo punto, non è soltanto ambientale: è urbanistico, economico e perfino simbolico. Riguarda il modello di sviluppo che si intende imprimere alla città e il modo in cui le grandi scelte vengono motivate e presentate.

Il Movimento chiede un programma, ma Roma impone una scelta

Giuseppe Conte prova a tenere la barra sul metodo: prima il programma, poi i nomi, infine le eventuali intese. È una linea ordinata, persino ragionevole. Ma a Roma il programma non è una formula astratta. Ha un nome, un luogo e una precisa conseguenza politica: Santa Palomba.

Se il Pd considera l’impianto la prova di una Capitale finalmente autosufficiente nella gestione dei rifiuti, il M5S romano rischia invece di leggerlo come la conferma di una distanza culturale e politica non ancora ricomposta, e forse neppure colmabile. Per questo l’applauso lungo e sentito riservato a Raggi al termine del suo intervento pesa più di quanto possa sembrare: non certifica una rottura definitiva, ma segnala chiaramente che la base non intende archiviare la questione in nome della sola convenienza elettorale.

La questione vera non è solo il forno, ma la fiducia nella democrazia

La posta in gioco, infatti, va oltre il destino del termovalorizzatore. Un’opera destinata a incidere sul territorio per 33 anni, accompagnata da rilievi e contestazioni sul piano ambientale, idrico e igienico-sanitario, e portata avanti all’interno di un assetto commissariale che molti amministratori locali e comitati di Roma sud denunciano come impermeabile al confronto, finisce per aprire un problema più profondo: quello della fiducia nei processi democratici e nella qualità delle decisioni pubbliche.

Su questo scenario pesa inoltre un ulteriore elemento politico e istituzionale: l’inchiesta della Corte dei conti sul costo dei terreni di Santa Palomba, acquistati da Ama per circa 7,5 milioni di euro a fronte di valutazioni ritenute molto più basse. Si tratta di solo uno dei filoni nati proprio da esposti firmati dall’ex sindaca Virginia Raggi su cui la Corte dei Conti sta lavorando e che, se l’inchiesta dovesse allargarsi o produrre conseguenze rilevanti, anche a livello penale dove numerose sono state le denunce cittadine, rischierebbe di trasformarsi in una pesante tegola politica per il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.