Roma, AMA pulirà parchi e aree verdi abbandonate, ma chi pagherà il Piano anti-degrado di Gualtieri?
Il Campidoglio vuole affidare ad AMA più compiti contro il degrado urbano, ma se la municipalizzata avrà più verde da tagliare, più aree da seguire e più spazio nella manutenzione della città, la domanda politica è ormai inevitabile: quanto costerà davvero questa scelta a Roma? Per ottenere questo obiettivo, ossia per dare ad Ama più competenze e poteri, il Campidoglio ha inviato ai Municipi una richiesta di parere relativo alla modifica del contratto di servizio che regola il rapporto tra il Comune e la sua municipalizzata.
Più città in mano ad AMA?
Il cuore della decisione del Comune di Roma è chiaro. AMA non dovrebbe occuparsi soltanto del diserbo lungo le strade. Il piano punta anche ad affidare a Ama lo “sfalcio del verde orizzontale” e punta a includere pezzi di città che oggi risultano fuori fuoco. Nel testo compaiono perfino aree da 20mila metri quadri che “versano ad oggi in stato di abbandono”. E allora la domanda è semplice. Se il Comune vuole affidare ad AMA una fetta più ampia della manutenzione urbana, sta costruendo una svolta vera o sta solo allargando il perimetro di una struttura che già oggi pesa molto sui conti pubblici?
Il piano contro il degrado ha già un prezzo?
Più competenze, del resto, significano più mezzi, più personale, più interventi, più costi. E infatti lo stesso documento parla della necessità di “pianificare e distribuire le risorse disponibili da integrare” per garantire “la massima copertura del servizio”. È il passaggio che cambia il significato politico della vicenda. Perché se servono risorse da integrare, allora il tema del costo non è affatto secondario. Anzi, è già dentro la storia.
E i soldi chi li mette?
Da una parte, Roma si prepara ad allargare il ruolo di AMA sul fronte anti-degrado. Dall’altra, come da noi ricostruito di recente, il Campidoglio ha già riconosciuto ad AMA 16,7 milioni per la riconciliazione dei contratti 2017-2024. Inoltre, ancora più di recente, AMA ha chiesto al Comune un aumento di capitale fino a 200 milioni, con una prima tranche da 100 milioni entro marzo 2026.
A questo punto la domanda politica sul costo del servizio extra che la Giunta Gualtieri vuole affidare a Ama non è più marginale. Il Comune sta chiedendo ad AMA di fare di più mentre AMA chiede al Comune altri soldi? E se sì, il nuovo piano sul verde e sulle aree abbandonate sarà finanziato dentro quel quadro economico già così pesante oppure richiederà nuove risorse ancora? Dove finisce il rilancio del servizio e dove comincia, invece, una nuova pressione sulle casse pubbliche?
Più poteri, ma con quali garanzie?
C’è poi un altro punto che merita attenzione. Il documento spinge verso una AMA più centrale nella manutenzione urbana. Ma questa centralità sarà accompagnata da obiettivi chiari, tempi verificabili e numeri leggibili dai cittadini? Oppure Roma rischia di ritrovarsi con un annuncio politicamente forte e con un conto economico sempre più difficile da spiegare?
Perché la vera questione non è solo il decoro. La vera questione è la trasparenza del costo politico della scelta. Se il Campidoglio decide di dare ad AMA più compiti, può evitare di dire quanto costerà davvero questa espansione? Può chiedere fiducia ai romani senza chiarire se il nuovo piano sarà sostenibile?
La domanda finale che resta sul tavolo
Roma ha bisogno di più manutenzione. Questo è evidente. Ma la politica non può fermarsi alla promessa di una città più pulita. Deve spiegare il prezzo della promessa.
Per questo il punto vero non è soltanto che AMA potrebbe avere più competenze contro il degrado. Il punto vero è un altro. Quanto costerà ai romani questa nuova stagione di poteri allargati? E soprattutto: il Campidoglio sta investendo per dare finalmente alla città un servizio più forte, oppure sta aprendo un nuovo capitolo di spesa pubblica che domani rischierà di pesare ancora di più sui conti del Comune?