Roma, amianto all’Ex fabbrica Penicillina: il cantiere sulla Tiburtina spaventa i residenti: “Presidio il 5 febbraio”
Roma, nell’area dell’ex Penicillina lungo Via Tiburtina, a Roma, l’avvio di lavori giudicati “senza garanzie” da residenti e movimenti ha riacceso l’incubo amianto: la richiesta è una sola, stop immediato e trasparenza totale, fino al presidio davanti al Municipio IV Roma.
Il cantiere che fa tremare il quartiere
A denunciare la situazione sono ASIA USB, Movimento per il diritto all’abitare e Potere al Popolo: parlano di attività partite da giorni in un sito dove la presenza di materiali pericolosi è un tema noto da tempo. Il punto, dicono, non è “se” intervenire, ma “come”: temono che si stia operando senza le precauzioni necessarie e senza informazioni chiare alla popolazione, in un’area abitata e vicina a servizi sensibili.
Amianto: quando la polvere diventa politica
Qui la parola “amianto” non è un dettaglio tecnico: è la miccia emotiva e sanitaria. Il timore, denunciato dai comitati, è la possibile dispersione di fibre nell’aria durante lavori e movimentazioni, soprattutto se si interviene su strutture degradate. E quando la preoccupazione entra nelle case, la fiducia nelle istituzioni si misura su un criterio brutale: chi controlla, chi certifica, chi comunica. In questi casi il silenzio pesa quanto (e più di) un errore, perché l’ansia corre più veloce di qualunque verifica.
Da Alexander Fleming al “rudere infinito”: una storia che non si chiude mai
L’ex complesso industriale non è solo un edificio abbandonato: è un pezzo di storia urbana. Fu inaugurato nel 1950 come impianto legato alla produzione della penicillina, con una carica simbolica enorme per l’epoca. Poi, decenni dopo, l’area è diventata emblema di marginalità e abbandono, fino allo sgombero del 2018 che riportò il sito al centro della cronaca cittadina. Oggi quella ferita torna ad aprirsi, perché i cantieri non cancellano il passato: lo rimettono in gioco.
I precedenti che alimentano la sfiducia
La diffidenza non nasce dal nulla. Negli anni scorsi, fotografie e denunce pubbliche hanno riacceso l’attenzione sulla presenza di amianto e sulla gestione dei rifiuti nell’area, con richieste di bonifica “vera”, non cosmetica. Nel 2021 un incendio nel sito generò nuova allerta tra gli abitanti proprio per il timore di sostanze tossiche e amianto. Quando un luogo somma degrado, episodi critici e interventi percepiti come opachi, il risultato è quasi automatico: ogni rumore di cantiere viene letto come minaccia.
Massimiliano Umberti e Roberto Gualtieri nel mirino: “Chi si prende la responsabilità?”
I residenti chiedono risposte puntuali: chi ha autorizzato, con quali verifiche, con quali garanzie e quali controlli in corso. Nel mirino finiscono la presidenza municipale e il Campidoglio: l’accusa politica, prima ancora che tecnica, è di non aver gestito la comunicazione del rischio in modo comprensibile e tempestivo. E qui il tema si allarga: non basta “fare”, bisogna dimostrare di fare bene, con carte leggibili e passaggi tracciabili, perché la fiducia è un bene fragile quanto l’aria che si respira.
Presidio il 5 febbraio: il giorno in cui la pazienza finisce
La mobilitazione culmina con un presidio fissato per giovedì 5 febbraio alle 10:30, davanti alla sede municipale in via Tiburtina 1163. La scelta cade a ridosso del World Cancer Day (4 febbraio), richiamando il tema della prevenzione e del diritto alla salute. Il messaggio è chiaro: se la bonifica è davvero bonifica, lo si dimostri alla luce del sole. Se invece è solo un cantiere che “corre”, allora la città rischia di pagare il conto più salato, quello invisibile.