Roma, applausi e storie vere: al Premio “Penna d’Oca” vincono gli eroi invisibili (e i loro animali)

premo penna d'oca

La scena è quella delle grandi occasioni, ma il tono è diverso. Più umano, più diretto. Nella Sala della Protomoteca in Campidoglio non si è celebrata solo una premiazione: si è raccontato un pezzo di realtà che spesso resta fuori dai riflettori. Storie di animali salvati, di persone che non si girano dall’altra parte, di legami che funzionano senza bisogno di spiegazioni.

È qui che, il 26 aprile, è andata in scena la terza edizione del Premio “La Penna d’Oca del Campidoglio”, un evento che ha riportato al centro una parola semplice ma sempre più rara: empatia.

Un premio che mette al centro le storie, non i riflettori

La sala era piena. Non solo di volti noti, ma anche di cani, code che si muovono e occhi attenti. Un’atmosfera diversa dal solito, lontana dalle liturgie formali. Il premio, ideato dall’associazione Pet Carpet guidata dalla giornalista Federica Rinaudo, ha puntato tutto sulle storie. Quelle vere. A volte dure, altre capaci di strappare un sorriso. Ma tutte con un filo comune, il rapporto tra uomo e animale. A condurre la serata, con ritmo e naturalezza, Enzo Salvi e la stessa Rinaudo. Tra gli interventi istituzionali, quello della presidente dell’Assemblea Capitolina Svetlana Celli, che ha ricordato il valore personale dell’adozione, parlando della sua cagnolina.

Il nome del premio richiama la leggenda delle oche che, nel 390 a.C., salvarono Roma dall’invasione dei Galli. Un’immagine che oggi si traduce in un riconoscimento per chi, ogni giorno, fa la propria parte. Oggi quell’idea si traduce in storie contemporanee. E in una rete che coinvolge associazioni, aziende e istituzioni: da Giulius – l’amico degli animali a Marlen, fino a Pelino, realtà storiche che hanno sostenuto l’evento. Per una sera, il Campidoglio è diventato il punto d’incontro tra mondo animale e umano, senza gerarchie.

I protagonisti: storie che lasciano il segno

Sul palco sono salite storie prima ancora che persone. C’è “Rosi”, la gatta torturata a Tor Tre Teste e salvata grazie a un lavoro di squadra tra la Lega Nazionale Difesa del Cane e una clinica romana. A premiarla, chi l’ha salvata per primo, Simona Saracini e Ludovico Tuzi.

C’è Rex, cane tripode diventato simbolo della Polizia di Stato, oggi impegnato nelle scuole per parlare ai ragazzi. E ancora “Ombra”, cane guida al fianco di Maria Paola Antro, e l’associazione Serena, specializzata nell’addestramento di cani per l’allerta medica. E poi associazioni, scuole, istituzioni, dall’Istituto Giovanni Palombini con il progetto contro il bullismo, all’Arma dei Carabinieri (Cites di Bari) per il recupero di animali esotici.

I volti noti

Non è mancata la presenza di personaggi pubblici. Ma senza effetto passerella. Paola Barale, arrivata con la sua Rosita. Valerio Rossi Albertini, volto noto della divulgazione. I Gemelli di Guidonia, protagonisti di un momento leggero. E ancora influencer, registi, artisti. Tutti legati da un filo comune: il rapporto con gli animali come esperienza concreta, non come immagine. Riconoscimenti anche al mondo dell’informazione: dal Tg5 con “Arca di Noè”, a Rete 4, fino alle redazioni digitali. Riconoscimenti anche a realtà istituzionali e aziende. Anas per la campagna contro l’abbandono, l’Università di Tor Vergata per il nuovo corso in Medicina Veterinaria, la Fiera di Roma e aziende storiche del settore.

La serata si è chiusa senza effetti speciali. Musica, applausi, qualche sorriso. E l’annuncio della nuova edizione del Pet Carpet Film Festival, in programma a settembre alla Casa del Cinema. Il senso, però, era che non serve costruire narrazioni complesse. A volte basta guardare quello che accade ogni giorno: chi aiuta, chi salva, chi resta.

E in una città come Roma, non è poco.