Roma approva il regolamento degli immobili pubblici, ma la ‘sparizione’ dell’elenco completo diventa un caso politico
Roma, i bandi per locazioni e alienazioni degli immobili che rientrano nel patrimonio pubblico capitolino sono partiti, ma il punto politico – prima ancora che amministrativo – è un altro: a oggi non esiste un quadro pubblico, completo e facilmente consultabile degli immobili “disponibili” della Capitale. Senza un elenco ufficiale, diventa impossibile capire quanti beni siano davvero valorizzabili, quanti risultino abbandonati o degradati e quanti, invece, generino reddito per le casse comunali. A denunciare questa opacità è Fabrizio Santori, capogruppo della Lega in Assemblea Capitolina.
Regolamento sul patrimonio: le regole ci sono, il documento no
Santori richiama il Regolamento sulla valorizzazione del patrimonio disponibile del Campidoglio, approvato con delibera dell’Assemblea Capitolina n. 128 del 2025. Il testo – sostiene – stabilisce in modo esplicito un passaggio chiave: il Dipartimento competente deve predisporre l’elenco completo degli immobili, aggiornarlo con cadenza semestrale e pubblicarlo online. Non si tratta solo di un adempimento formale, ma della base per qualsiasi politica credibile su valorizzazione, concessioni, canoni e dismissioni.
Perché l’“elenco” conta: entrate, scelte e responsabilità
Nel racconto dell’opposizione, l’assenza di un elenco pubblico non è un dettaglio tecnico: è ciò che impedisce un controllo diffuso e rende più fragile la catena delle responsabilità. Se non è chiaro quali immobili esistano, dove si trovino e in che condizioni versino, diventa complicato misurare i mancati introiti e valutare priorità e scelte. Santori parla di migliaia di immobili e di milioni di euro potenzialmente persi ogni anno tra inerzia, gestione inefficiente o decisioni contestabili.
Il portale “Atlante” e il caso dell’elenco “fantasma”
Nel mirino finisce anche “Atlante”, il sistema informatico dedicato al patrimonio immobiliare: per Santori è uno strumento incompleto e, soprattutto, non sostitutivo dell’obbligo regolamentare. Il regolamento richiederebbe una pubblicazione integrale dell’elenco con dati chiave – localizzazione, identificativi catastali, destinazione, stato manutentivo e utilizzo – organizzati in modo trasparente e accessibile. Se quei contenuti non sono pubblicati come previsto, l’elenco resta, di fatto, un “fantasma”.
La partita politica: patrimonio, fiducia e governo della città
La critica leghista si inserisce in una questione più ampia: il patrimonio comunale è una leva di governo e, insieme, un banco di prova della fiducia istituzionale. Rendere visibili dati e criteri significa mettere il Consiglio, i cittadini e gli operatori nelle condizioni di valutare scelte e risultati. Ora la richiesta implicita è chiara: pubblicare l’elenco nella forma prevista dal regolamento e aggiornarlo con regolarità, perché senza trasparenza il patrimonio resta un tema opaco e la valorizzazione rischia di diventare una promessa difficile da verificare.