Roma arranca sui rifiuti, il 21 aprile consiglio straordinario

Roma continua ad arrancare sui rifiuti. Siamo passati dalla Raggi a Gualtieri, ma il cambiamento ancora non si vede. O non come i cittadini vorrebbero. Il problema rimane sempre lo stesso, la impossibilità di conferire i rifiuti urbani della Capitale. In mancanza di impianti di trattamento (tranne i due TMB ancora attivi in zona Malagrotta, appartenenti alla galassia del gruppo Cerroni), e di una discarica di servizio. Nei mesi scorsi, l’allora sindaca Raggi aveva firmato un’ordinanza. Dirottando parte della spazzatura di Roma ad Albano. In un vecchio impianto, già chiuso una volta per un incendio. Ma con l’autorizzazione regionale ancora in vigore. Tra le proteste dei residenti del comune lanuvino, sindaco in testa. Poi però, anche questa alternativa si è bloccata. Per una questione giudiziaria, la mancanza di una fideiussione obbligatoria. Che deve fare il privato, e che garantisce il post mortem della discarica. Ovvero, che una volta terminato il ciclo di vita dell’impianto, si partirà con le bonifiche e il ripristino ambientale dei luoghi. Quindi, il TAR ha sospeso tutto. E vere alternative non ce ne sono. Se non mandare più spazzatura in altre regioni, o all’estero. O chiedere altri sforzi agli operatori privati. Insomma, ricette che inevitabilmente aumentano i costi. Così Ama e il Campidoglio sono chiamati a rispondere del loro operato. E le opposizioni preparano un fuoco di fila per il prossimo 21 aprile. Il Natale di Roma, appunto. Nel quale si dovrebbe capire di più come affrontare l’emergenza rifiuti. Forse la più grave tra le tante che la politica locale si trova ad affrontare.

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I rifiuti di Roma fanno ricche le altre regioni

Sequestrata a metà marzo all’interno di un’indagine della guardia di finanza per l’assenza di una fideiussione normalmente richiesta in fase autorizzativa a garanzia delle operazioni post mortem (bonifica e capping), resterà inutilizzabile per un tempo difficile da prevedere. Lo scorso venerdì il Tribunale del riesame ha rigettato il ricorso di Ecoambiente, società titolare dell’invaso, per un vizio procedurale. Nel frattempo Roma dovrebbe essersi messa a riparo aumentando i conferimenti negli altri impianti di privati che hanno contratti attivi. Una serie di incontri tra Comune, Ama, Regione hanno portato a un significativo incremento delle esportazioni destinate agli impianti di Hera in Emilia, della Deco Ambiente in Lombardia, e in Olanda, è cresciuto da 50mila a 100mila, ma la filiera non ha ancora ripreso il ritmo regolare.

E così la raccolta dei rifiuti arranca. Dai cestini strabuzzanti di bottiglie e cartacce in pieno Centro – pessimo biglietto da visita per un turismo che punta alla ripresa post Covid. Ai secchioni (nuovi, appena sostituiti) in sofferenza di via Caffaro, a Garbatella, via Pellegrino Matteucci a Ostiense. Ma anche a  piazza Eugenio Biffi, a Roma est, a Centocelle, a via dell’Acqua Bullicante e a Torpignattara. O spostandoci verso nord, su viale Adriatico a Monte Sacro. Le postazioni in sofferenza sono diverse. Ma il degrado purtroppo resta sempre lo stesso.

Verso il Consiglio straordinario

E di rifiuti e impiantistica futura si parlerà a stretto giro in un Consiglio comunale straordinario convocato per il 21 aprile. Il sindaco Gualtieri sarà chiamato a esporre nel dettaglio il piano rifiuti che ha in mente per Roma, oltre la parte relativa al trattamento della frazione organica che già sappiamo comprendere la realizzazione di due biodigestori con i fondi del Pnrr. Si parlerà di smaltimento, soprattutto, e di discarica di servizio per la città. Dove farla, o farle. Perché gli invasi, come più volte anticipato dallo stesso primo cittadino, potrebbero essere due. A patto di trovare la quadratura in maggioranza e nei Municipi. Perché quando si parla di discariche, il territorio e i cittadini si ribellano. E spesso la politica decide di non decidere.

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