Roma, assedio anti-spaccio e degrado tra Cornelia e Valle Aurelia, cittadini e politica: “Ma il Municipio dov’è?”
Nell’Aurelio-Boccea, stavolta, non è stata una promessa: è arrivato un blitz vero. Carabinieri in forze tra Circonvallazione Cornelia (uscita metro Cornelia) e Valle Aurelia (uscita metro Valle Aurelia), con controlli e bonifica in due punti che, da mesi, vengono raccontati dai residenti come “terra di nessuno”. È la fotografia di una periferia-chiave, snodo di trasporti e passaggi, che torna improvvisamente al centro della mappa istituzionale: quando lo Stato si muove, lo fa con un linguaggio chiaro.
Giannini alza il tiro: “La risposta c’è, ma il Municipio dov’era?”
A rivendicare la svolta è Daniele Giannini, dirigente regionale della Lega ed ex presidente dell’area Aurelio-Boccea, oggi Municipio XIII. Il suo messaggio è politico prima ancora che securitario: ringrazia il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il prefetto di Roma Lamberto Giannini per la risposta “rapida”, ma nello stesso respiro spara la bordata sulle istituzioni locali, accusate di aver liquidato tutto come “percezione”. Traduzione: mentre la gente denunciava, il territorio si sentiva lasciato solo.

La piazza che non ci sta: comitati, negozianti e famiglie in trincea
Il punto, però, è che questa non è una polemica nata sui social. A metà gennaio, lungo la Circonvallazione Cornelia, decine di cittadini sono scesi in strada con striscioni e slogan per la manifestazione “SOS Boccea Sicura”, chiedendo controlli costanti e risposte concrete. In piazza — raccontano le cronache locali — c’erano famiglie, anziani, giovani, commercianti: l’alfabeto completo di un quartiere che sente il degrado come una tassa quotidiana sulla libertà di muoversi e lavorare.
Una miccia accesa da tempo: “zona rossa”, maxi controlli e promesse a intermittenza
Il blitz di queste ore si innesta su un contesto che Roma conosce bene: misure speciali, vigilanza rafforzata, operazioni ripetute. Valle Aurelia, già nel 2025, era finita nel perimetro delle aree a controlli intensificati proprio per criticità legate a degrado e spaccio. E a gennaio 2026, nella zona di Cornelia, un’altra maxi operazione aveva portato ad arresti e a un numero massiccio di identificazioni. Segnali che raccontano una verità scomoda: il problema non è “se” intervenire, ma “quanto” restare.
Il dopo-blitz: la resa dei conti politica (e istituzionale) comincia adesso
Qui sta il crescendo che Giannini prova a costruire: il blitz deve diventare metodo, non parentesi. Chiede presidi fissi e controlli costanti; spinge perché la magistratura — parole sue — non vanifichi il lavoro delle divise con una spirale di impunità percepita. E soprattutto mette il Municipio XIII davanti a una scelta: continuare a parlare di “percezione” o prendersi la responsabilità di un territorio che, quando esplode, non lo fa nei comunicati ma nelle strade, davanti alle metro, tra casa e negozio. La sicurezza, in questa partita, è il campo dove si misura la credibilità di tutti.