Roma avvia il ‘cervellone’ anti-hacker per 16mila pc, rischio progetto-vetrina come lo ‘scanner’ salva-alberi?
Roma, nel Campidoglio l’innovazione oggi ha un indirizzo preciso: Eur-Torrino, “nella pancia” del grattacielo della Città Metropolitana, dove è stato inaugurato il nuovo Cyber Security Operations Center del Comune. Una regia pensata per difendere 16mila computer distribuiti in circa 200 sedi, oltre ai sistemi informatici di 500 scuole comunali. Numeri che raccontano una macchina amministrativa enorme e vulnerabile e che spiegano perché il tema non sia più solo tecnico: è ormai governo della città, continuità dei servizi, fiducia dei cittadini. Il progetto prende il via all’indomani del pesantissimo attacco hacker che ha colpito la prima università di Roma Sapienza, con gli effetti che tutti conosciamo.
Dalla promessa digitale alla prova dei fatti: il precedente “gemello” degli alberi
Roma ha lanciato il progetto con toni roboanti, anche se conosce bene la distanza che può aprirsi tra annuncio e realtà, tra l’altro su un tema di vasta scala, come gli attacchi hacker. Solo pochi mesi fa, a settembre, il Campidoglio raccontava del resto anche un’altra grande scommessa tecnologica che forse è andata perduta: il Digital Twin per monitorare 83.500 alberi, con scannerizzazioni e simulazioni “virtuali” capaci di prevedere fragilità e rischi. L’idea era seducente: una capitale che governa il verde con dati, modelli e piattaforme. Ma la politica, in una città complessa, vive di un equilibrio sottile: la tecnologia convince finché si traduce in interventi visibili, tempi certi, manutenzioni che si vedono sul marciapiede.
Pini che cadono e consulenze che crescono: quando l’emergenza riscrive l’agenda
Nel frattempo, tra centro e periferie, il tema alberi resta una ferita aperta nel racconto pubblico: crolli, paura, strade chiuse, cittadini che chiedono “chi controlla davvero?”. Senza processi alle intenzioni, una domanda però s’impone: che fine ha fatto la spinta del digital twin quando l’urgenza ha richiesto scelte rapide, nuovi contratti, nuove figure tecniche – agronomi e consulenti – chiamati a tamponare rischi immediati? La sensazione, più politica che tecnica, è che l’emergenza abbia “mangiato” la narrazione della piattaforma, spostando risorse e attenzione sul pronto intervento.
Il bivio del Campidoglio: infrastruttura stabile o operazione d’immagine?
Il nuovo “cervellone” cyber nasce con un vantaggio: il problema è misurabile, gli attacchi si contano, i tempi di risposta si confrontano, le interruzioni di servizio si registrano. Proprio per questo, la sfida di Gualtieri non è inaugurare una sala, ma renderla accountability: report pubblici, indicatori chiari, trasparenza sui risultati, cooperazione stabile con le agenzie nazionali. Roma ha bisogno di innovazioni che non restino “vetrina”. La domanda, oggi, è semplice e politica: questa volta il Campidoglio saprà trasformare il simbolo in metodo reale, trasparente e verificabile?