Roma, baby gang contro una clochard: acqua gelata, spintoni e insulti alla fermata del bus di Largo Gaetano La Loggia
Hanno visto dormire una donna in strada, accanto alla fermata del bus, al freddo, su qualche cartone, con addosso solo una vecchia coperta. E loro, invece di impietosirsi, hanno pensato bene di darle addosso, lanciandole acqua gelata, spintonandola e insultandola. Ad agire non ubriaconi di mezza età, ma una baby gang, a Largo Gaetano La Loggia a Roma, in zona Portuense. Testimone dell’accaduto un avvocato, che è riuscito ad evitare il peggio, insieme a un 40enne intervenuto a bloccare i giovani teppisti.
La clochard torturata alla fermata del bus
È successo la sera dell’11 febbraio, poco dopo le 22. Vittorio M., avvocato, era appena uscito dal suo studio quando ha notato un gruppo di ragazzini tra i 12 e i 15 anni discutere animatamente con un uomo di circa quarant’anni. Si è avvicinato. E ha capito cosa stava accadendo. Quei ragazzi, ha raccontato, stavano prendendo di mira una donna senza fissa dimora che da circa venti giorni dormiva alla fermata dell’autobus. Una donna già fragile, visibilmente traumatizzata, che ha spiegato come non la lasciassero riposare: le tiravano l’acqua gelata addosso, le davano spintoni per farla cadere e farle male, non la facevano dormire, le mettevano paura, la insultavano. “La stavano tormentando”, ha riferito il legale.
L’avvocato ha provato a fare da paciere. Si è identificato, dicendo di essere un avvocato, parlando con calma e spiegando che quello che stavano facendo era un reato, che gesti così finiscono nei tribunali e che spesso sono i genitori a pagarne il prezzo. Una lezione di realtà. Ma è rimbalzata nel vuoto. La risposta è stata strafottente. Il più piccolo, appena dodicenne, con un maglione arancione, ha continuato a infastidire la donna davanti a lui. Gli altri si sono avvicinati, troppo, circondandolo. Una pressione fisica, prima ancora che verbale. “In quel momento”, ha ammesso Vittorio M., “ho avuto paura. E anche rabbia”. A riportare equilibrio è stato l’intervento del 40enne con la barba, tornato al suo fianco per difenderlo.
La chiamata ai Carabinieri e la fuga verso la scuola
A quel punto i due adulti hanno deciso di chiamare il 112 davanti ai ragazzi. E il gruppo ha cambiato tono, sostenendo di essere lì solo per aspettare l’autobus. Poi, dopo minuti che sono sembrati eterni, hanno deciso di andarsene. Qualcuno ha detto “andiamo alla Nino Rota”. E sono scappati via, correndo verso la scuola. Quando sono arrivate le forze dell’ordine erano già spariti. La donna è rimasta lì, scossa. Ma finalmente senza gli aguzzini. Almeno per quella sera.
Il racconto si chiude con una frase che pesa più di ogni dettaglio. “È stata un’esperienza scioccante”, ha detto l’avvocato. “Vedere cosa diventano questi ragazzi in branco, come si accaniscono sui più deboli, senza empatia, senza freni”. A un certo punto ha provato a chiederglielo direttamente: “Non vi fa pena questa persona? Non vi viene voglia di aiutarla?”. La risposta non è stata una parola. È stata un altro gesto cattivo, l’ennesima provocazione contro la donna. “Quella sera”, ha concluso, “ho capito che abbiamo sbagliato tutto”. Una frase semplice. Ma difficile da ignorare.