Roma, bando lampo per 14 dei “100 Parchi”, 22,6 milioni di spesa prevista: il Campidoglio come pagherà il conto a carico dei romani?

Roma, la locandina dei 100 nuovi parchi per Roma diffusa dal Comune

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Roma accelera sul “verde”, ossia sui 14 dei 100 nuovi parchi per Roma, almeno sul fronte burocratico: il 9 gennaio 2026 alle 9:30, in via Goito, il Dipartimento Centrale Appalti capitolino aprirà la seduta pubblica per verificare i documenti amministrativi dei primi due classificati di ciascun lotto. È il passaggio che, di fatto, precede l’assegnazione effettiva del restyling in vista per le 14 aree verdi capitoline. Tradotto: non è ancora il “cantiere”, ma è il punto in cui una gara può sbloccarsi rapidamente… oppure impantanarsi tra carte, esclusioni e possibili ricorsi.

Non “nuovi parchi”, ma lavori per 4 anni: ecco cosa valgono davvero 22,6 milioni

Il cuore dell’operazione è un accordo quadro quadriennale: una cornice contrattuale che consente all’amministrazione di affidare lavori nel tempo, fino a un tetto massimo complessivo. La cifra che fa rumore è quella totale: 22 milioni e 661mila euro (IVA esclusa), suddivisa in 14 lotti, con un solo operatore per lotto. Il punto politico è evidente: non si tratta di un annuncio simbolico, ma di un impegno economico potenziale consistente, che si spalma su più anni e che richiede una programmazione finanziaria rigorosa.

Il nodo politico: “chi paga?” e perché la risposta non convince

Qui nasce il cortocircuito: si corre sulla macchina degli appalti, ma la domanda cruciale — da dove arriveranno le risorse, lotto per lotto e anno per anno — resta l’oggetto di una narrazione incompleta. Nella pratica, un accordo quadro non significa spendere tutto subito, ma fissare un perimetro massimo. Eppure, in una città dove la parola “bilancio” è sempre una cartina di tornasole, l’assenza di una spiegazione chiara sulle coperture alimenta la polemica: fondi ordinari? investimenti? mutui? riallocazioni? Tagli altrove? Il verde diventa così bandiera e terreno di scontro.

L’elenco completo: i 14 parchi coinvolti e quanto “pesano”

Ecco la mappa dei lotti con i valori stimati, IVA esclusa, dal micro-intervento al maxi cantiere:

Parco di Via Valsolda — € 1.533.096,55

Parco Sicinio Belluto — € 1.319.264,48

Parco di Via degli Alberini — € 1.756.767,98

Area verde di Via Marcello Candia — € 1.182.109,87

Parco Madre Teresa di Calcutta — € 1.689.068,29

Parco della Romanina — € 3.295.170,80

Parco delle Tre Fontane — € 2.750.000,00

Parco Cesare Pavese — € 969.485,68

Giardino Pisino — € 373.479,64

Villa Veschi — € 1.985.000,00

Parco della Cellulosa — € 1.853.012,84

Parco di Lucchina — € 2.060.441,95

Parco di Via dei Gennari — € 1.171.199,98

Parco Umberto Lenzini — € 723.682,87

Il contesto che pesa: Roma e il debito, l’ombra lunga sui “nuovi” investimenti

Roma non è una città come le altre quando si parla di finanza pubblica. Il suo debito storico ha condizionato per anni ogni scelta, con una gestione separata nata proprio per “mettere in sicurezza” il passato e proteggere l’ordinario. Questo non significa che ogni investimento sia sbagliato. Ma che ogni investimento deve fare i conti con una sensibilità politica altissima. Basta poco perché un piano sul verde venga letto come un lusso o come una promessa che finirà per scaricarsi su nuove rate e nuove rigidità e medio-lungo termine. E quando la percezione dei cittadini è quella di servizi non all’altezza, ogni cifra si trasforma in un test di credibilità.

Dai 14 lotti ai “100 Parchi”: l’ambizione c’è, ma il rischio è la politica degli annunci

Questi 14 interventi si inseriscono nel progetto “100 Parchi”, che l’amministrazione presenta come una strategia per ricucire quartieri e periferie con una rete di spazi verdi più vivibili: sicurezza, socialità, mobilità dolce, qualità urbana. È un obiettivo condivisibile e, in molte aree, urgente.

Ma il punto è la sostenibilità: tra inaugurazioni, rendering e comunicati, la partita vera si gioca su tempi, manutenzione nel lungo periodo e coperture trasparenti. Perché a Roma il verde non è solo ambiente: è politica, è contabilità, è consenso. E senza numeri chiari, anche un parco rischia di diventare l’ennesimo campo di battaglia. Soprattutto in vista delle elezioni amministrative 2027, ormai davvero dietro l’angolo, con la campagna elettorale in pieno corso di svolgimento.