Roma, bilancio in affanno e opere pubbliche ‘scaricate’ sui costruttori: il Tribunale boccia la rivalutazione ISTAT ‘extra’ del Campidoglio

Roma, cantieri in città, foto generica generata con AI

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Il Comune di Roma voleva aumentare a dismisura il conto da pagare a rate da parte un costruttore di Torrespaccata per gli oneri concessori, cioè una sottospecie di ‘tassa’ pagata dal mondo edile ai comuni per ottenere il diritto di costruire, aggiungendo al conto totale anche l’aggiornamento ISTAT e far salire la cifra già pattuita tra società edile e Campidoglio a oltre il milione e mezzo. La cifra originaria dovuta al Campidoglio pari a circa 1,2 milioni è stata difatti portata dagli uffici a 1,55 milioni di euro.
Il Tribunale Amministrativo del Lazio ha fermato quella parte della richiesta extra: per i giudici gli interessi legali sono ammissibili, la rivalutazione monetaria ISTAT no.

È una sentenza, questa, che pesa nei rapporti tra Campidoglio e gli operatori dell’edilizia convenzionata. I soldi restano dovuti, ma non “gonfiati” automaticamente dal tempo.
Tale sentenza, probabilmente avrà un impatto per tutti i casi simili (che sono molti) in corso tra società edili e Campidoglio.

Il nodo politico: cassa comunale e partita degli oneri

La vicenda nasce da una domanda semplice e, a Roma, sempre politicamente sensibile: chi paga le opere pubbliche legate ai nuovi insediamenti? Strade, marciapiedi, reti, servizi: gli “oneri di urbanizzazione” sono una delle leve con cui il Comune prova a tenere insieme sviluppo e bilancio.

Ma quando i cantieri si complicano e le opere restano incompiute, il conto torna sul tavolo, spesso con un contenzioso. Qui il Campidoglio ha chiesto alla società T. (attiva nell’area di La Storta Stazione) una somma ricalcolata e maggiorata.

La Storta Stazione: opere a stralci e un secondo tempo mai chiuso

Nel Piano di Zona B47 La Storta Stazione le urbanizzazioni erano state divise in due “stralci”. Il primo è arrivato a collaudo e consegna. Il secondo, invece, si è trascinato tra revisioni progettuali, criticità tecniche e una rimodulazione richiesta più volte dagli uffici comunali.

Nel frattempo alcune opere considerate urgenti per la sicurezza sono state realizzate tramite un intervento esterno collegato a un protocollo istituzionale. In questo scenario, l’idea iniziale di “scomputare” gli oneri realizzando direttamente le opere è diventata terreno scivoloso.

Il conto del Campidoglio: rate sì, ma con rivalutazione

La richiesta del Comune di Roma è arrivata con una quantificazione che, nel passaggio centrale, applicava un coefficiente di rivalutazione ISTAT (indicativamente 1,2) all’importo dovuto. Facendo lievitare la cifra.

La società T. ha contestato sia il metodo sia alcune voci, sostenendo anche di voler pagare in forma rateale secondo regolamenti comunali. Durante il giudizio, Roma ha poi concesso la rateizzazione in 24 rate mensili, includendo gli interessi legali. Su quel punto, il TAR ha preso atto che la lite era di fatto superata.

La linea del TAR: nessuna “mutazione” che giustifichi l’ISTAT

Il passaggio decisivo è nella qualificazione del debito. Per il Tribunale, in assenza di un percorso amministrativo completo (progetto definitivo/esecutivo del secondo stralcio “ripulito” e convenzione integrativa sottoscritta), non c’è mai stata una formale trasformazione dell’obbligo. La prestazione è rimasta un dovere di pagamento, non un obbligo stabilmente sostituito da “fare opere”. Tradotto in termini semplici: parliamo di un debito di valuta e quindi vale il principio nominalistico. Risultato: rivalutazione monetaria esclusa, interessi legali ammessi.

Cosa resta in piedi e cosa cambia dopo la sentenza

Il TAR non azzera la pretesa del Comune: il pagamento degli oneri resta dovuto e alcune censure della società T. vengono respinte, anche con riferimento ai volumi effettivamente assentiti dal titolo edilizio. Ma la parte “aggiuntiva” legata alla rivalutazione ISTAT viene annullata.
Roma dovrà rieditare il calcolo senza quel moltiplicatore, mantenendo gli interessi nei limiti di legge. Una decisione che, in filigrana, incrocia bilancio comunale, urbanistica e la credibilità delle regole del gioco. In soldoni, d’ora in avanti, nella Capitale, il compito di trovare quanti più soldi possibili per realizzare le opere pubbliche non può essere ‘scaricato’ dal Comune di Roma sui costruttori utilizzando la leva della rivalutazione ISTAT.