Roma, bollette pazze della TARI: esenzioni saltate e sconti ignorati, nuove accuse contro AMA

Roma, gli Uffici Ama, pagamento Tari

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A Roma torna a salire la tensione attorno alle “bollette pazze” della TARI. Al centro delle segnalazioni, secondo la Lega, ci sarebbero avvisi di pagamento recapitati anche a contribuenti che avrebbero diritto all’esenzione totale legata all’Isee. Nel mirino finiscono inoltre i casi di chi ha rispettato le scadenze per attestare il compostaggio domestico, ma si è visto arrivare lo stesso importi pieni, senza la riduzione prevista. Una partita che, per molte famiglie, pesa più del dovuto.

Santori: “Riduzioni non applicate, burocrazia senza fine”

A puntare il dito è Fabrizio Santori, capogruppo della Lega in Assemblea Capitolina. La denuncia politica è netta: “Non solo emissioni anomale e contrarie alla norma”, ma anche agevolazioni che non verrebbero incrociate correttamente prima dell’invio. Il risultato, sostiene Santori, è un meccanismo che chiede soldi “a chi potrebbe essere esente” e costringe i cittadini a inseguire correzioni e chiarimenti.

Fabrizio Santori, consigliere capitolino in quota Lega
Fabrizio Santori, consigliere capitolino in quota Lega – www.7colli.it

Il cortocircuito: pagare prima, poi chiedere rimborsi e conguagli

Nel racconto del consigliere leghista, il problema non è soltanto l’errore in sé, ma la catena di conseguenze. Chi riceve un avviso non dovuto rischia di pagare importi maggiori per prudenza, per poi avviare procedure di autotutela tra Pec, conguagli e rimborsi. Un percorso che, in concreto, si traduce in ore sottratte a lavoro e famiglia, code digitali e documenti da produrre. “Chi è esente non deve ricevere nulla”, è la linea politica: nemmeno una bolletta con una nota “minuscola” in fondo alla pagina.

“1,6 milioni di bollette”: il nodo delle verifiche prima dell’invio

Santori parla di una spedizione massiva — “1,6 milioni di bollette” — che, a suo giudizio, sarebbe partita senza un controllo preventivo adeguato sulle agevolazioni spettanti. Qui si innesta il tema dell’automatismo: le riduzioni, sostiene, dovrebbero essere riconosciute e applicate direttamente, evitando sprechi, invii inutili e un contenzioso amministrativo che finisce per gravare su uffici e utenti. Sullo sfondo resta una domanda politica: come si governa un tributo essenziale in una città già sotto pressione?

La critica su decoro e gestione: “Roma non può permetterselo”

La denuncia si allarga al quadro urbano. Nelle parole del capogruppo, il paradosso è chiedere ai cittadini una tassa tra le più care d’Italia mentre, denuncia, la città resta sporca e le segnalazioni di degrado non trovano risposte efficaci. Nel mirino c’è AMA e, più in generale, la catena di comando: Santori annuncia un’interrogazione urgente per chiarire responsabilità, costi e procedure e chiude con un messaggio politico sintetico: i cittadini “non sono bancomat” e, se qualcuno non è in grado di garantire il servizio e gestire correttamente gli avvisi, “deve dimettersi”.