Roma, botte e docce gelate ai figli per obbligarli a mangiare vegano: chiesti 5 anni per il padre

bimba a tavola

Botte e docce gelate se osavano disobbedire o semplicemente se erano troppo lenti a vestirsi. E poi guai a mangiare qualcosa che non fosse assolutamente vegano: le punizioni, in quel caso, erano terribili. Per la Procura di Roma quella che si consumava tra le mura di casa non era un’educazione severa, ma un sistema di vessazioni fatto di paura, umiliazioni e violenze. Una filosofia alimentare, che dovrebbe essere una libera scelta personale, sarebbe stata trasformata in un obbligo assoluto imposto anche ai figli minorenni e alla moglie, con schiaffi, docce gelate, pasti negati e continue punizioni per chiunque osasse trasgredire. Ora quel padre rischia una condanna a cinque anni di carcere per maltrattamenti.

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Silenzio assoluto a tavola e punizioni per ogni errore

All’esterno sembrava una famiglia normale. Padre, madre e due figli, di 14 e 16 anni. Ma dietro le mura di casa l’uomo si trasformava in un tiranno, almeno secondo l’accusa. Per la Procura, infatti, il padre aveva deciso che in casa nessuno potesse mangiare alimenti di origine animale, ma che tutti dovessero seguire alla lettera la dieta vegana. Altro che lasagne o carbonare. E guai a parlare di un semplice panino con formaggio. Figuriamoci desiderare un hamburger. Non una scelta condivisa, ma un ordine. Se qualche parente o un compagno di scuola portava ai ragazzi una pizzetta, un cornetto o un dolce, quei cibi finivano immediatamente nella spazzatura. Perfino pietanze già preparate venivano buttate via pur di impedire qualsiasi “trasgressione”.

Per gli inquirenti, però, il problema non è il veganismo, pratica legittima quando è frutto di una decisione libera e consapevole. Il punto è un altro: quella convinzione personale, secondo l’accusa, sarebbe stata imposta con la violenza a tutta la famiglia, privando moglie e figli della libertà di scegliere.

Le regole però non si fermavano al cibo. Durante i pasti nessuno poteva parlare. Bastava una parola fuori posto per scatenare l’ira del padre. Schiaffi alla nuca, pugni, calci e urla sarebbero stati all’ordine del giorno. Le punizioni, secondo il capo d’imputazione, erano umilianti. Docce gelate, pasti saltati, ore trascorse da soli in bagno o sul pianerottolo di casa, in pigiama o persino in mutande. Punizioni che avevano un solo obiettivo: piegare la volontà dei figli attraverso la paura.

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Violenze anche contro la moglie

La Procura contesta all’uomo anche episodi di violenza nei confronti della moglie. Quando cercava di difendere i figli, sarebbe stata spintonata e scaraventata contro una parete. In un’altra occasione le sarebbe stata chiusa con forza una porta addosso mentre tentava di proteggere uno dei ragazzi. Negli atti si parla di un clima di terrore continuo, nel quale tutta la famiglia viveva cercando di anticipare gli scatti d’ira del padre ed evitare nuove punizioni.

E ora il pubblico ministero Vittoria Bonfanti ha chiesto per l’uomo 5 anni di carcere. Se le accuse contro di lui verranno riconosciute, per il padre-padrone potranno aprirsi le porte del carcere. E per i figli, così come per la moglie, potrà invece finalmente aprirsi la porta del frigo.

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