Roma, bruciato vivo davanti al Campus Biomedico a Trigoria: non fu suicidio. La Procura indaga per omicidio

Carabinieri scientifica

Non si è dato fuoco da solo. È questo il punto fermo che ribalta l’intera vicenda del corpo carbonizzato trovato a Trigoria la sera del 24 febbraio 2024. Quella morte, inizialmente archiviata come un possibile gesto estremo, oggi viene letta per quello che sarebbe davvero: un omicidio crudele, consumato in strada, davanti a un luogo pubblico e in pieno orario serale. Nell’inchiesta della Procura di Roma c’è anche un sospettato, come riporta La Repubblica.

Il rogo in strada e i primi dubbi

Sono da poco passate le 19 quando alcuni passanti chiamano i soccorsi. In via Alvaro del Portillo, davanti all’ingresso del Campus Biomedico di Trigoria, un uomo è avvolto dalle fiamme. Quando arrivano i sanitari non c’è più nulla da fare. Il corpo è già senza vita, devastato dal fuoco. Addosso non ha documenti. Il volto è irriconoscibile. Restano solo un cappello e un bastone. L’età stimata è intorno ai 70 anni. Sotto il cadavere viene trovato un accendino. All’inizio l’ipotesi che prende quota è quella del suicidio: mancano testimoni diretti, non emergono segni evidenti di violenza a un primo esame esterno, non c’è un’identità a cui agganciarsi.

Col passare dei giorni, quella spiegazione inizia a non reggere. I carabinieri di Pomezia, coordinati dalla pm Chiara Capoluongo, tornano sui luoghi, riascoltano i testimoni, ricostruiscono minuto per minuto quanto accaduto prima delle fiamme. Ed è lì che la storia cambia. Emergono presenze sospette, movimenti anomali, momenti concitati prima dell’incendio. Elementi che, messi insieme, non combaciano con un gesto volontario. Anche alcuni riscontri tecnici, come la modalità e tempi del rogo, il contesto ambientale e la dinamica, rafforzano i dubbi iniziali. La Procura prende atto e decide che non è stato un suicidio.

Un delitto crudele, un movente che non convince

Resta la domanda più difficile: perché uccidere così? Bruciare vivo un uomo in strada, davanti a una struttura sanitaria, non è un atto casuale. L’ipotesi della rapina resta sullo sfondo, ma convince poco. Non per ciò che la vittima aveva addosso, bensì per la crudeltà dell’azione, che non torna con un semplice furto. E poi nessuno ha denunciato la sua scomparsa. Nessun nome, nessun passato ufficiale, nessuna famiglia che lo reclami. La vittima resta senza identità, un uomo che sembra non esistere negli archivi e nei ricordi di nessuno.

L’inchiesta procede con cautela, tra verifiche incrociate e piste ancora aperte. È un’indagine complessa, fatta di dettagli minimi e domande senza risposta. Ma una verità, ormai, si è imposta su tutte. Quell’uomo non sembra essere morto per scelta. È stato ucciso. E qualcuno ne dovrà rispondere davanti alla giustizia.