Roma, cadavere sul balcone al Colle Salario, morto Bruno Gagliano: il mondo drag perde Kastadiva, aveva 40 anni
Un volo dal nono piano, un corpo ritrovato sul balcone, una comunità sotto choc. A Roma, nel quartiere Colle Salario, si è spenta Kastadiva, nome d’arte di Bruno Gagliano, drag queen storica del panorama romano e nazionale. Aveva 40 anni.
Bruno Gagliano sarebbe precipitato dalla finestra del suo appartamento al nono piano, finendo sul balcone del secondo piano della stessa palazzina. A fare la drammatica scoperta è stata una residente dello stabile, che ha immediatamente lanciato l’allarme. Sul posto sono arrivati i soccorritori, ma per Kastadiva non c’era ormai più nulla da fare: il decesso è stato constatato sul posto. Le forze dell’ordine stanno svolgendo gli accertamenti di rito per chiarire la dinamica dell’accaduto. Al momento non vengono escluse ipotesi, mentre la comunità che lo amava resta sospesa tra incredulità e dolore.
Chi era Kastadiva: una carriera tra arte, palco e identità
Originario di Alcamo, in provincia di Trapani, Bruno Gagliano era molto più di un nome d’arte. Kastadiva era un volto riconoscibile, una presenza elegante e potente, una figura che ha attraversato decenni di cultura drag, diventando un riferimento non solo per il pubblico ma anche per chi, grazie a lei, ha trovato spazio e voce. Makeup artist, performer, regina del lipsync, Kastadiva ha calcato i palchi più importanti della scena LGBTQIA+, da Muccassassina ai locali storici della notte romana. Una carriera costruita senza clamore, ma con una coerenza artistica che oggi viene riconosciuta da tutti.
Per oltre quindici anni, Bruno Gagliano ha dato corpo e anima a Kasta Diva, diventando una delle figure più riconoscibili e amate dell’arte drag italiana. Mago del make-up, performer elegante, regina del lip-sync, sempre impeccabile, orgogliosa, magnetica. Nel 2017 aveva conquistato il titolo di Miss Drag Queen Lazio, consacrando un percorso artistico già solidissimo. Dopo il Covid-19, Bruno aveva scelto di allontanarsi dal suo alter ego. Non per mancanza d’amore, ma forse per necessità. Eppure, come ricordano in tanti, KastaDiva veniva continuamente chiamata a rinascere, perché sul palco era bellezza pura, controllo, emozione.
Il cordoglio della comunità LGBTQIA+ e dello spettacolo
Nel giro di poche ore, i social si sono riempiti di messaggi, ricordi, fotografie di scena. Muccassassina ha parlato di una perdita che segna un prima e un dopo: un pezzo di storia che se ne va. Tra i primi a commentare anche Vladimir Luxuria, con un messaggio semplice e diretto: “Che brutta notizia”. Commovente il ricordo della collega La Diamond, che ha affidato a Instagram parole intime e vere, lontane dalla retorica: un’amicizia fatta di arte, musica, sogni condivisi e battaglie quotidiane. Anche il Partito Gay, con il portavoce Fabrizio Marrazzo, ha voluto sottolineare come Kastadiva non fosse solo un’artista, ma una forza della natura, capace di lasciare un segno profondo.
La morte di Kastadiva apre una ferita che va oltre la cronaca. È una perdita che parla di arte, di identità, di fragilitàspesso nascoste dietro le luci della ribalta. Roma perde una delle sue anime notturne più autentiche, la comunità LGBTQIA+ saluta una delle sue icone, e il pubblico resta con una domanda che, per ora, non trova risposta. Di Bruno Gagliano resta l’eleganza, la voce silenziosa ma potentissima del suo corpo in scena, e una certezza: Kastadiva continuerà a brillare nella memoria di chi l’ha vista, amata e applaudita. Anche adesso, più in alto di prima.