Roma, caos occupazioni di suolo pubblico: “Serve chiarezza. Troppa confusione e troppi contenziosi”


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Roma, Federico Rocca, consigliere capitolino di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Trasparenza, porta lo scontro sulle Occupazioni di Suolo Pubblico (OSP) direttamente sul terreno più sensibile: quello della legittimità amministrativa. Rocca annuncia di aver chiesto un parere all’Avvocatura di Roma per “fare piena chiarezza” sulla disciplina delle OSP rilasciate in regime emergenziale Covid, oggi prorogate fino al 30 giugno 2027. Il punto, per il consigliere, è politico prima ancora che tecnico: decisioni che toccano imprese, cittadini e lavoro non possono poggiare su interpretazioni ambigue o prassi non codificate.

Il nodo delle FAQ: quando l’informazione diventa quasi un obbligo

Nel mirino finiscono le indicazioni pubblicate sul portale istituzionale del Campidoglio, nella sezione FAQ, che secondo Rocca “sembrerebbero imporre” ai titolari di OSP emergenziali la presentazione di un’istanza di adeguamento, assimilando di fatto quei titoli alle OSP ordinarie. Qui si apre la faglia: se l’adeguamento viene percepito come obbligatorio e generalizzato, il rischio è di cambiare il regime giuridico di autorizzazioni già rilasciate e di introdurre un aggravio procedimentale senza un atto normativo formale che lo sostenga. In una città dove ogni metro quadro di suolo pubblico è già conflitto, la confusione amministrativa diventa miccia politica.

Trasparenza come linea di battaglia: “Legalità, proporzionalità, certezza del diritto”

Rocca incardina il tema nel perimetro che conosce meglio: la trasparenza come garanzia democratica e come scudo contro la discrezionalità. “Obblighi potenzialmente rilevanti per cittadini e operatori economici non possono discendere da semplici FAQ o indicazioni operative”, è la sintesi della sua posizione. L’obiettivo dichiarato è prevenire contenziosi, garantire uniformità applicativa e mettere fine a interpretazioni variabili che, in concreto, possono produrre trattamenti diversi tra municipi, uffici e categorie. In filigrana, c’è anche una critica politica al metodo: governare lo spazio pubblico non significa “aggiustare” le regole strada facendo.

Perché esplode adesso: proroga al 2027 e città in perenne emergenza

Il tempismo non è casuale. Con la proroga delle OSP nate durante il Covid fino al 2027, la stagione della “tolleranza emergenziale” si è trasformata in un pezzo strutturale di economia urbana: dehors, tavolini, pedane, corridoi pedonali ridotti e un equilibrio sempre più delicato tra vivibilità e commercio. Roma, però, non è una città qualunque: è una capitale con centro storico fragile, pressione turistica altissima e un calendario di cantieri che, tra lavori e grandi eventi, rende ogni autorizzazione un potenziale punto di frizione. In questo quadro, la certezza delle regole diventa una questione di stabilità sociale oltre che amministrativa.

Il contesto che pesa: decoro, Giubileo e ricorsi come arma politica

Sul tavolo, infatti, non c’è soltanto la disciplina delle concessioni: c’è l’uso politico del “decoro” e l’uso politico del “lavoro”. Da un lato, residenti e comitati chiedono strade libere, accessibilità, tutela del paesaggio urbano; dall’altro, gli operatori economici rivendicano investimenti, occupazione e sopravvivenza in un mercato che vive di flussi e stagionalità. In mezzo, il Campidoglio è chiamato a governare senza prestare il fianco a ricorsi. Anche perché negli ultimi mesi la materia OSP è finita più volte davanti ai giudici amministrativi, e ogni sentenza diventa un precedente capace di riscrivere, di fatto, l’equilibrio cittadino.

Che cosa può cambiare: il parere dell’Avvocatura come spartiacque

La richiesta di Rocca all’Avvocatura può diventare uno spartiacque su tre fronti. Primo: chiarire se e quando l’istanza di adeguamento sia davvero necessaria e con quali presupposti, evitando che un passaggio amministrativo venga percepito come “obbligo mascherato”. Secondo: uniformare prassi e interpretazioni, riducendo la lotteria territoriale che alimenta sfiducia e ricorsi. Terzo: spingere il Campidoglio a tornare su un terreno di atti formalizzati, motivazioni solide e regole leggibili. Perché, in una capitale, governare lo spazio pubblico non è solo gestione: è esercizio di potere. E il potere, senza chiarezza, diventa contenzioso.