Roma, caos urbanistica: Gualtieri voleva tirare dritto, ma il voto finale slitta. Campidoglio costretto a tornare al tavolo con la Regione

Francesco Rocca e Roberto Gualtieri

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Il caos urbanistico di Roma esplode nel momento decisivo: il voto sulle nuove Norme tecniche di attuazione del Piano regolatore slitta a data da definirsi visto che il Campidoglio dovrà ora confrontarsi nuovamente con la Regione Lazio prima di provare a chiudere una delle partite più importanti e controverse dell’amministrazione Gualtieri. Il tavolo interistituzionale è fissato per martedì 21 luglio, mentre il ritorno della delibera in Assemblea capitolina è atteso successivamente, dopo lo stop arrivato quando l’approvazione sembrava ormai vicina.

Il voto si ferma proprio al traguardo

Doveva essere il momento della svolta. È diventato, invece, una brusca frenata. La Regione Lazio aveva chiesto al Campidoglio di sospendere la trattazione della proposta sulle nuove norme del PRG, sollevando questioni sull’iter seguito. Roma Capitale ha replicato formalmente il 14 luglio, sostenendo la correttezza della procedura adottata. Ma il botta e risposta non è rimasto confinato alle carte: alla fine il voto atteso in Aula non è arrivato e la partita è tornata sul tavolo del confronto istituzionale.

Cinquecentodiciotto emendamenti, la strada è tutta in salita

A raccontare quanto il dossier sia politicamente delicato bastano anche i numeri dell’Aula Giulio Cesare. Sulla delibera sono stati presentati 518 emendamenti e 28 ordini del giorno, una mole che fotografa un confronto acceso attorno alle regole destinate a incidere sul futuro urbanistico della Capitale. Non una pratica qualsiasi, dunque, ma una partita che coinvolge trasformazioni, possibilità edificatorie e sviluppo della città e che inevitabilmente mette sotto pressione maggioranza e opposizioni.

Gualtieri voleva accelerare, la Regione tira il freno

Il Campidoglio presenta la revisione delle Norme tecniche come uno strumento per favorire rigenerazione urbana, housing sociale, recupero degli spazi e riduzione del consumo di suolo. È la linea politica scelta dalla Giunta Gualtieri per accompagnare la trasformazione di Roma. Ma proprio quando il percorso sembrava avvicinarsi al traguardo, l’intervento della Regione ha imposto una nuova verifica. Il risultato politico è evidente: prima di andare avanti, Roma e Lazio devono trovare una sintesi sui punti rimasti controversi.

La “rigenerazione” finisce sotto la lente

Ed è proprio la parola “rigenerazione” a rappresentare il cuore della sfida. Per il Campidoglio significa recuperare parti della città e creare nuovi strumenti per intervenire sul tessuto urbano. Per i critici, invece, il rischio da scongiurare è che dietro formule apparentemente virtuose possano aprirsi spazi a nuove volumetrie o trasformazioni troppo permissive. Le numerose osservazioni presentate durante l’iter e il confronto esploso sulle controdeduzioni dimostrano che il futuro urbanistico della Capitale non può essere liquidato come una semplice questione burocratica.

Ora Gualtieri deve trovare la quadra

Martedì 21 luglio diventa così una data politicamente pesante. Tecnici e rappresentanti di Roma Capitale e Regione Lazio dovranno cercare una soluzione che permetta all’iter di ripartire senza lasciare ombre procedurali. Poi toccherà di nuovo alla politica e all’Assemblea capitolina. Per Gualtieri è un passaggio delicato: la sua idea di trasformazione della città si trova davanti a un ostacolo che non può essere semplicemente aggirato. Il voto può essere rinviato. Il confronto sul futuro urbanistico di Roma, invece, è appena cominciato.