Quei poteri di Roma. Giovedì si comincia. Dateci la rivoluzione

Poteri Roma

Fusse che fusse la volta bona per Roma capitale e i suoi poteri. Da giovedì prossimo alla Camera, in prima commissione, si (ri)comincia a discuterne. Si parte da una proposta di legge costituzionale di Paolo Barelli (Forza Italia), che ha individuato lo strumento normativo adatto, e una serie di proposte di legge ordinarie. Seguiremo la piega della discussione ma sentiamo di dover esprimere un’opinione chiara.

In questi giorni, assieme a Donato Robilotta, socialista non pentito e ottimo assessore agli affari istituzionale della mia giunta regionale, stiamo ricostruendo una discussione di cui fummo protagonisti già venti anni orsono.

Noi e i poteri da dare a Roma

All’epoca, anche su spinta della nostra amministrazione, si introdusse nell’ordinamento costituzionale il tema di Roma capitale e dei suoi poteri. Materia colpevolmente abbandonata nell’epoca successiva, in cui si procedette a suon di decreti di natura amministrativa.

È il momento di osare. Lo può favorire il nuovo clima politico. Anche perché l’unica forza di opposizione, Fratelli d’Italia, ha interesse ad un investimento politico sulla città eterna. Idem per i due schieramenti di destra e di sinistra che sostengono il governo Draghi.

Quindi, la via maestra è proprio quella della norma costituzionale. Esattamente come predichiamo da troppi anni.

L’articolo 131 della Costituzione della Repubblica indica le regioni italiane. Se ne deve aggiungere una: Roma. Con una parola, la rivoluzione.

L’ora della rivoluzione

Perché sarebbe rivoluzionare concedere finalmente a Roma i poteri di una regione. Da quella che veniva definita Roma ladrona, una rivoluzione normativa per trasformare la capitale in Roma padrona. Di sé stessa e del suo futuro.

Perché finalmente ci sarebbe una Capitale trattata al livello delle sue omologhe europee e dell’Occidente libero. Ne nascerebbero due di regioni, Roma e il Lazio; la burocrazia di quest’ultima sarebbe finalmente più libera di dedicarsi al resto del territorio, alle sue province.

Ci pensi la classe politica, a cominciare da quella romana. Non perdersi in particolarismi sui confini, ma dedicarsi finalmente alla Grande Roma, con la trasformazione dei suoi quindici municipi in altrettanti comuni dotati di autonomia. Se non ora, quando?

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