Roma, caso Sgarbi: respinta la richiesta della figlia sul consulente tecnico. Il Tribunale bacchetta la stampa sulla privacy

Vittorio Sgarbi ricoverato

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Roma, nel procedimento avviato per valutare la nomina di un amministratore di sostegno per Vittorio Sgarbi, il Tribunale di Roma ha respinto l’istanza con cui la figlia Evelina chiedeva la revoca del consulente tecnico d’ufficio incaricato della perizia medica. Una decisione che si inserisce in una sequenza di pronunciamenti sfavorevoli alla secondogenita del critico d’arte, che aveva motivato l’iniziativa dicendosi preoccupata per le condizioni di salute del padre e sostenendo la necessità di una tutela. La notizia è stata riportata dal quotidiano il Corriere della Sera.

Il nodo politico della tutela: chi decide quando “proteggere” qualcuno

La vicenda tocca un terreno delicato, dove diritto, famiglia e istituzioni si sfiorano senza mai coincidere davvero: quando una tutela diventa garanzia e quando, invece, viene vissuta come intrusione. In questa cornice si colloca anche la posizione di Barbara Harry, madre di Evelina, che ha parlato di un presunto “cerchio tragico” capace di tenere Sgarbi distante dalla figlia. Un’accusa pesante sul piano umano, che però in tribunale deve misurarsi con tempi e regole.

La giudice tutelare: “istanza tardiva”, perizia confermata

Nel provvedimento pubblicato oggi, 26 febbraio 2026, la giudice tutelare Paola Scorza punta prima di tutto sulla tempistica. La richiesta di revoca viene definita tardiva, perché – secondo la ricostruzione del tribunale – eventuali contestazioni avrebbero dovuto essere presentate entro i termini previsti dopo la nomina del perito, quando la competenza professionale era già conoscibile. La giudice, inoltre, considera corretto l’operato fin qui svolto dalla dottoressa Romeo, respingendo l’idea di un vizio nell’impostazione iniziale.

Sgarbi in pubblico e in tv: “Io sto bene, lasciatemi in pace”

Mentre la macchina giudiziaria procede, Sgarbi prova a riprendersi spazio pubblico dopo la depressione e il ricovero in ospedale. Nelle sue dichiarazioni recenti – anche televisive – ha contestato l’impianto stesso della richiesta, definendola “fuori misura e fuori logica”. E, nelle interviste, ha aggiunto un elemento politico-mediatico. Il fastidio per una vicenda che, a suo dire, dovrebbe restare “intima” e non diventare racconto da studio televisivo, con un appello netto a essere lasciato in pace.

Il richiamo più duro: “grave violazione della privacy” durante la perizia

Il passaggio più severo del provvedimento riguarda però la comunicazione esterna. La giudice sottolinea che, nonostante le richieste di riservatezza, il 12 febbraio 2026 molti giornalisti si sono presentati fuori dallo studio del consulente. Tentando di intercettare Sgarbi con microfoni e domande, come poi trasmesso in tv. Per il tribunale è una “grave violazione della privacy” e un cortocircuito istituzionale. La giustizia deve garantire al “beneficiando” le stesse tutele di qualunque cittadino sottoposto a visita su incarico del giudice.

Cosa resta adesso: una frattura familiare e una prova di equilibrio per le istituzioni

Evelina, dopo le prime pronunce a suo sfavore, aveva criticato apertamente l’impostazione del procedimento, accusando la giudice di essere più preoccupata dei media che della salute di suo padre. Ma il tribunale, almeno in questa fase, sembra voler riportare l’intera vicenda su un binario preciso. Meno clamore, più garanzie, e un confine più netto tra diritto di cronaca e diritto alla serenità personale. In un Paese dove la notorietà può amplificare tutto, anche un passaggio che dovrebbe restare sobrio.