Roma, cellulare al volante, sorpassi e niente frecce: il guidatore “tipo” passa dal Gra e si sente pure bravo

Roma, traffico smog

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Una mano sul volante, l’altra sul telefono. Freccia? Facoltativa. Distanza di sicurezza? Un’opinione. Chi guida ogni giorno a Roma probabilmente sorriderà leggendo i dati della nuova ricerca Anas sugli stili di guida. Perché più che un’indagine statistica, a tratti sembra la fotografia perfetta del traffico sul Grande Raccordo Anulare, sull’Aurelia, sulla Pontina, sulla Cassia e sulle consolari prese d’assalto ogni mattina da pendolari, furgoni e Suv lanciati verso l’ufficio.

E infatti il Lazio compare tra le aree dove si concentra maggiormente il profilo del guidatore indisciplinato: uomo, tra i 40 e i 60 anni, convinto di essere esperto, spesso alla guida per lavoro e sicuro di conoscere la strada “come le sue tasche”. Talmente sicuro da abbassare l’attenzione proprio dove dovrebbe tenerla più alta.

Il ritratto del guidatore romano “tipo”: esperto, sicuro di sé e col telefono in mano

Il dato forse più romano di tutta la ricerca è questo: il 76,3% degli automobilisti ammette che guidare in luoghi familiari porta ad abbassare la prudenza. Questo significa, nella vita reale, che sul Gra, sulla Pontina, sulla Tuscolana o sulla Cristoforo Colombo molti guidano ormai in modalità automatica. Stesso tragitto, stessi sorpassi, stesse frenate brusche ogni giorno. Ed è proprio questa falsa sensazione di controllo, secondo Anas, a diventare pericolosa. In pratica si pensa: “Faccio questa strada tutti i giorni, che vuoi che succeda?”. E così partono le telefonate, i messaggi vocali, gli occhi abbassati sul display mentre davanti il traffico inchioda.

Perché chi pensa di conoscere già ogni curva tende a distrarsi di più. Guarda il telefono, cambia corsia senza freccia, si incolla all’auto davanti. Tutto mentre magari commenta indignato “come guidano gli altri”. E non si rende conto che è esattamente come guida anche lui. O lei.

Il dato che colpisce di più riguarda proprio lo smartphone al volante. Secondo la ricerca, solo il 41,9% degli italiani usa correttamente il telefono alla guida con bluetooth o assistente vocale. Gli altri continuano a trafficare con lo schermo mentre guidano. C’è chi compone ancora il numero manualmente prima di inserire il vivavoce. E chi, semplicemente, tiene il cellulare in mano mentre è in marcia. Una scena che a Roma si vede ovunque: dal raccordo alle strade di quartiere, dai semafori dell’Eur fino ai lungotevere. E il paradosso è clamoroso: oltre il 75% degli intervistati considera pericoloso usare il telefono al volante. Però poi continua a farlo.

Tutti si sentono piloti. Ma “gli altri” guidano malissimo

C’è poi il capitolo più romano di tutti: l’autovalutazione. Gli italiani si danno un voto medio di 7,8 come guidatori. Il 62,3% si considera addirittura esperto. Poi però, quando devono giudicare gli altri automobilisti, i voti precipitano. Il rispetto dei limiti? Alto per sé stessi, bassissimo per gli altri. Le frecce? “Io le metto sempre”. Gli altri, ovviamente, mai. Lo smartphone? “Io lo uso poco”. Gli altri sembrano tutti attaccati a WhatsApp in tangenziale. È il grande classico del traffico romano: nessuno pensa di essere il problema. Il problema sono sempre “quelli davanti”. È un po’ come per il politici, solo che al contrario: per gli automobilisti i problemi sono appunto causati da quelli davanti, per i politici sono per colpa di “quelli di prima”. Ma il risultato è che la colpa non è mai la propria.

Frecce dimenticate e sorpassi selvaggi: il copione quotidiano di Roma

L’indagine fotografa anche altre abitudini ormai quasi normalizzate sulle strade della Capitale e della provincia. Sorpassi dove non si potrebbe. Indicatori di direzione usati a intermittenza. Cinture posteriori spesso ignorate. Qualche dato migliora, soprattutto sull’uso delle cinture dietro, cresciuto molto negli ultimi anni. Ma resta ancora alta la quota di chi continua a viaggiare senza protezioni. E sulle strade romane basta un giro nelle ore di punta per capire quanto il problema sia ancora concreto. Sul Gra si passa da automobilisti prudenti a veri slalomisti nel giro di pochi metri. Sull’Aurelia il traffico pesante si mescola a chi corre per recuperare tempo. In città, invece, il cellulare al volante è diventato quasi un accessorio fisso quanto il navigatore.

E poi c’è un dato preoccupante. Tra chi ha avuto un incidente negli ultimi due anni, il 90,8% ammette di continuare a usare il telefono mentre guida. Un dato enorme e inquietante. Perché significa che neppure lo schianto, la paura o i danni riescono davvero a cambiare certe abitudini. Una sorta di automatismo quotidiano che sulle strade di Roma diventa ancora più evidente: code infinite, tempi morti ai semafori, traffico paralizzato e la tentazione continua di prendere il telefono.

Cosa vogliono i romani: più controlli, ma non per loro

Dall’indagine emerge anche un forte consenso verso il nuovo Codice della Strada. La maggior parte degli intervistati approva norme più severe, soprattutto contro chi usa il cellulare o guida in modo pericoloso, anche se poi, nei fatti, si riscontrano appunto i comportamenti errati. E sui monopattini elettrici, altro tema esplosivo nelle strade della Capitale, il giudizio resta durissimo: per molti romani sono diventati il simbolo di una mobilità fuori controllo, tra marciapiedi occupati, slalom nel traffico e regole spesso ignorate.

Quello che mette mostra la ricerca, in fondo, lo sapevamo già: più una strada diventa familiare, più molti automobilisti smettono di percepire il pericolo. E Roma, da questo punto di vista, è il laboratorio perfetto. Perché chi percorre ogni giorno le stesse strade finisce spesso per guidare senza pensarci davvero. Pilota automatico inserito. Attenzione dimezzata. Smartphone acceso. Con la convinzione, quasi sempre granitica, di essere comunque più bravo degli altri. E forse il vero dato clamoroso è proprio questo: nessuno si sente parte del problema.