Roma chiude il Centro: scattano 31 nuovi varchi in uscita, ecco dove e da quando
Roma, la Giunta ha approvato il progetto per installare 31 nuovi varchi elettronici in uscita dalla ZTL Centro Storico, il via libera risale ad oggi, 9 gennaio. L’elenco delle strade coinvolte è lungo e tocca snodi ad alta densità – dal Tridente a Corso Vittorio, dall’area di via Nazionale fino a via Veneto – con un investimento complessivo di 4 milioni di euro di spesa preventivata. Le nuove camere con varchi – salvo ritardi dell’ultima ora – dovrebbero essere operative dalla prossima primavera, così si vocifera in Campidoglio. La narrativa ufficiale parla di vivibilità e tutela delle aree pregiate; la percezione in città è un’altra: più telecamere, più vincoli, più pressione su chi si muove già in un sistema di trasporti fragile, con trasporti inadeguati.
Dove arrivano i nuovi “occhi elettronici”: numeri e strade, senza tecnicismi
31 nuovi varchi ZTL “in uscita” pensati per intercettare chi riesce a muoversi dentro l’area senza i permessi necessari e finora ha aggirato i controlli concentrati soprattutto sugli accessi. In pratica, non si presidiano solo le porte d’ingresso: si sorvegliano anche le vie di deflusso, trasformando l’uscita in un ulteriore punto di verifica.
L’elenco delle strade tocca punti nevralgici e zone ad altissima pressione di traffico e turismo: via Ferdinando di Savoia, via dell’Oca, via Angelo Brunetti, via dell’Ara Pacis, via Tomacelli, via dei Somaschi, via di Monte Brianzo, via Giuseppe Zanardelli, via del Banco di Santo Spirito, Corso Vittorio Emanuele II, Vicolo del Cefalo, via Giulia, via Teatro Marcello, via Cavour, via dei Serpenti, via di Santa Maria Maggiore, via Agostino Depretis, via del Viminale, via Nazionale, via Torino, via Barberini, via San Nicola da Tolentino, via Veneto, via Liguria, via Arco della Fontanella, via del Melangolo, via del Mastro, via Beatrice Cenci, via di Ripetta, via dell’Armata e via della Rondinella.
E non è finita qui: sul fronte più “esteso” della città, quello della ZTL Fascia Verde, il rafforzamento dei controlli è ancora più evidente. Le telecamere e i dispositivi passano da 51 a 122: significa +71 nuove installazioni, con un effetto politico chiaro — una Roma sempre più regolata da perimetri e varchi, dove la libertà di movimento dipende in modo crescente da autorizzazioni, categorie e conformità del veicolo.
Il convitato di pietra: il trasporto pubblico che non convince i romani
Qui si apre la falla della narrazione. Perché ogni stretta sull’auto privata diventa politicamente sostenibile solo se l’alternativa funziona. E invece la stessa Carta dei Servizi ATAC 2025 (con dati 2024) fotografa criticità difficili da liquidare. Per l’indicatore “corse perse per avaria in linea”, la performance media 2024 arriva al 20% a fronte di uno standard fissato al 10%. ATAC rivendica l’arrivo di nuovi bus e una flotta più “pulita” (età media bus 6,06 anni e 64,9% a basso inquinamento, con immissioni di nuovi mezzi anche elettrici), ma la questione per l’utenza è brutale: non basta comprare autobus se poi il servizio resta intermittente.
Traffico e viabilità: quando la città è già al limite, i varchi spostano il problema
Roma, del resto, non vive in un laboratorio, ma in una congestione cronica. Il TomTom Traffic Index colloca la Capitale tra le città più lente: nel 2024, nel “city center”, servono in media 29 minuti e 59 secondi per percorrere 10 km, con un livello medio di congestione del 35% e 103 ore perse l’anno nel traffico. In questo scenario, l’estensione della logica ZTL rischia di produrre un effetto collaterale noto: non elimina l’intasamento, lo redistribuisce. Il centro si “alleggerisce”, ma i flussi si comprimono sulle arterie di bordo, dove spesso il TPL non copre e la rete stradale è già fragile.
Il fronte sociale: 31.337 firme e la paura di una barriera per chi non può cambiare auto
La reazione dal basso non è marginale. Nel settembre 2023 il comitato contro i varchi in Fascia Verde ha consegnato in Campidoglio 31.337 firme contro delibere e ordinanze legate alla ZTL, denunciando un impatto pesante su famiglie e lavoratori che usano veicoli “vecchi ma necessari”. È qui che la politica si complica: quando il trasporto pubblico è percepito come inaffidabile, l’auto non è un capriccio, è un ammortizzatore sociale. E un sistema basato su controlli e divieti, senza un piano credibile di alternative, rischia di essere letto come selezione per reddito: chi può paga e cambia; chi non può resta fermo.
La scelta politica: investire in sorveglianza (oggi) e promettere efficienza (domani)
Il progetto SISVU viene raccontato come “innovativo”: varchi in uscita, analisi dati, perfino analytics evoluti verso l’intelligenza artificiale per rivedere regole e permessi. Ma c’è un dettaglio che pesa: la piattaforma “Roma si trasforma” indica una fine lavori stimata addirittura al quarto trimestre 2029. Nel frattempo, la città vive il presente: corse che saltano, cantieri, tempi di viaggio imprevedibili.
E mentre si moltiplicano i controlli, si parla di “corridoi della mobilità” e nuove preferenziali fino a 180 km come orizzonte di lungo periodo. Il punto è proprio questo: Patanè accelera sui divieti perché è la leva più rapida; ma senza un TPL realmente competitivo, la ZTL rischia di somigliare più a una scorciatoia politica che a una vera riforma urbana.