Roma, chiusi tre club “vip” della movida: “Vie di fuga chiuse” o labirintiche ‘stile’ Crans-Montana

Polizia di Stato in azione a Roma

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Roma, tre locali tra i più frequentati della movida sono stati sequestrati dalla Polizia di Stato dopo un blitz che ha fatto emergere criticità pesanti sul fronte della sicurezza. Non si parla di semplici “irregolarità”, ma di elementi ritenuti potenzialmente pericolosi per chi affollava piste e privè. Tanto che la Procura di Roma ha chiesto e ottenuto dal GIP la convalida del provvedimento, confermando la gravità del quadro.

Dietro luci e cocktail, un’unica regia e troppe forzature

I tre club – ciascuno sviluppato su un piano – risultavano di fatto gestiti dalla stessa società, titolare di una licenza unica per somministrazione e trattenimenti danzanti. Un dettaglio che, nel dibattito pubblico, pesa più di quanto sembri: perché quando un gruppo concentra l’offerta e massimizza gli incassi, cresce anche la responsabilità verso la sicurezza dei clienti e dei lavoratori. E proprio qui si apre la crepa: secondo gli accertamenti, gli spazi sarebbero stati “rimodellati” per aumentare capienza e scenografia, a scapito delle regole.

Il “punto nero” della sicurezza: uscite e percorsi di fuga trasformati in ostacoli

La parte più inquietante è quella che riguarda le vie di evacuazione, cioè l’ultima barriera tra un imprevisto e una tragedia. Al piano terra, dove confluiscono le uscite degli altri livelli, gli agenti avrebbero trovato un percorso che somigliava più a un labirinto che a una via di fuga: porte coperte da tendaggi, bloccate con una spranga, ostruite da elementi decorativi, persino parzialmente coperte da un frigorifero, con una porta indicata come priva di maniglione antipanico. In una città che ha già conosciuto drammi e panico collettivo, dettagli così diventano allarme pubblico.

Dall’area ballo al primo piano: “difformità” e presidi antincendio mancanti

I controlli sarebbero partiti dal livello seminterrato, con installazioni non coerenti con quanto autorizzato: apparati audio e luci, disposizione dei tavoli e aree riservate che – secondo quanto emerso – avrebbero cambiato volto agli spazi. Un’area pensata per l’emergenza sarebbe risultata addirittura chiusa a chiave e trasformata in deposito. Anche al piano superiore, il quadro non sarebbe migliorato: area di evacuazione ostruita, sensori antifumo ritenuti insufficienti e presidi antincendio non presenti come previsto.

La sfida politica: movida, lavoro e sicurezza non possono essere una lotteria

La vicenda riaccende un tema che Roma si porta dietro da anni: la movida come risorsa economica e turistica, ma anche come terreno dove spesso le regole diventano elastiche, finché qualcuno non tira il freno. Qui non è in gioco solo il rispetto di una planimetria o di una prescrizione: è il rapporto tra città e notte, tra libertà d’impresa e tutela collettiva. Perché quando la sicurezza diventa una variabile “negoziabile”, il costo potenziale lo pagano i cittadini, non i bilanci.

Stretta annunciata: controlli a raffica nei quartieri e messaggio al settore

L’operazione si inserisce nella linea dura già annunciata dalla Questura: controlli mirati, su più quartieri, destinati a proseguire con continuità e in sinergia con le altre forze di polizia. Il segnale è chiaro: Roma non vuole più inseguire le emergenze, ma provare a prevenirle. E per gli operatori del settore il messaggio è ancora più diretto: la qualità di un locale non si misura solo dal “sold out”, ma dalla capacità di garantire che una serata finisca bene per tutti.