Roma, “Ci ha rubato il furgone”: sequestrano per ore un uomo e tentano di incastrarlo

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Pensavano di aver costruito la trappola perfetta. Hanno chiuso un uomo dentro una baracca, bloccando la porta con un’asse di legno e sigillando la finestra con una sbarra di ferro, convinti di poterlo accusare del furto di un furgone. Ma quando hanno chiamato il 112, quella stessa telefonata si è trasformata in un boomerang clamoroso.

È successo in zona Ottavia, a Roma, dove due uomini sono finiti in manette dopo l’intervento della Polizia di Stato. A far scattare l’allarme è stata proprio la loro segnalazione: sostenevano di aver individuato il presunto ladro del mezzo di proprietà di un amico e di avergli impedito la fuga. Ma quando gli agenti sono arrivati, quello che hanno trovato era molto diverso.

La baracca blindata e l’uomo prigioniero

Sul posto sono intervenuti gli agenti del Commissariato Monte Mario insieme alle Volanti. Davanti ai poliziotti, i due uomini hanno spiegato di aver fermato il presunto responsabile del furto e di averlo trattenuto dentro una baracca di fortuna. Quella che doveva sembrare una semplice “precauzione” si è rivelata invece un vero e proprio sequestro di persona. La porta d’ingresso era stata chiusa dall’esterno con un asse di legno. La finestra laterale era stata bloccata con una barra metallica, senza nessuna possibilità di uscita. Quando gli agenti sono riusciti ad entrare, hanno trovato all’interno un uomo visibilmente agitato, rimasto intrappolato e impossibilitato a lasciare il suo rifugio improvvisato.

L’uomo ha raccontato di essere rientrato durante la notte per riposare e di essersi accorto, al risveglio, di essere stato letteralmente barricato dentro. Ogni tentativo di chiedere aiuto o di uscire sarebbe stato accompagnato da minacce pesanti, urlate dall’esterno da persone che conosceva bene. Secondo quanto emerso, tra la vittima e uno dei due arrestati esisteva anche un rapporto di lavoro precario: l’uomo svolgeva infatti mansioni da autista e utilizzava proprio quel furgone che i due sostenevano fosse stato rubato.

Il probabile movente: il rifiuto di continuare a lavorare

Dietro il presunto furto ci sarebbe stato in realtà un altro motivo. La vittima avrebbe rifiutato di continuare a svolgere il ruolo di “traghettatore” richiesto dai due uomini. Da qui sarebbe nata la decisione di chiuderlo dentro e tentare di incastrarlo, trasformandolo da lavoratore a presunto ladro. Gli accertamenti hanno permesso di ribaltare completamente la vicenda. I due iniziali “denuncianti” sono diventati gli arrestati. Per entrambi è scattata l’accusa di sequestro di persona in concorso. Le manette sono arrivate proprio dopo quella chiamata al numero di emergenza che, nelle loro intenzioni, avrebbe dovuto inchiodare la vittima. Gli arresti sono stati convalidati dall’Autorità giudiziaria.