Roma, ciclabili nuove ma senza scivoli, il consigliere Giannini: “Nessuno pensa a disabili, mamme con carrozzine e anziani”
A Roma si inaugurano nuove ciclabili, ma in diversi casi manca ancora l’elemento più semplice: l’accessibilità, con le vecchie barriere architettoniche tipiche degli anni ’70 o ’80 che ancora creano tanti problemi a chi ha problemi di mobilità. È questo il punto politico che esplode con la video-denuncia del consigliere Daniele Giannini che punta il dito contro interventi appena realizzati e già segnati da una contraddizione evidente. Se i nuovi tracciati dovrebbero accompagnare l’idea di una mobilità moderna e inclusiva, la realtà mostrata in strada racconta altro: marciapiedi rialzati, attraversamenti rifatti e assenza di scivoli adeguati per chi si muove in carrozzina, per le mamme con passeggino e per molti anziani.
I punti indicati sono via Guido Reni, via Panama e piazza Ungheria, tre aree diverse della città ma accomunate, secondo la denuncia politico-mediatica, dallo stesso difetto di impostazione. Il tema non è soltanto tecnico. Qui si apre una questione di priorità amministrative e di qualità della spesa pubblica.
Perché se si interviene sulla viabilità, ridisegnando spazi e percorsi, e non si garantisce il passaggio agevole tra marciapiede, attraversamento e ciclopedonale, allora il progetto nasce già monco. E soprattutto tradisce la promessa, ripetuta da anni dal Campidoglio, di una città più ordinata, sostenibile e accessibile per tutti.
La video denuncia e il nodo politico
La video denuncia diffusa quest’oggi 20 marzo da Giannini mette al centro non un principio astratto, ma una verifica concreta sul campo. Con lui c’è Francesca, una ragazza con disabilità che mostra direttamente, con la sua carrozzina, quanto quei tratti risultino complicati o del tutto inadeguati. Le immagini trasformano una contestazione politica in una domanda difficilmente aggirabile: come si può parlare di mobilità nuova se una parte dei cittadini continua a incontrare barriere fisiche nei percorsi appena rifatti?
La critica investe in pieno l’amministrazione guidata dal sindaco Roberto Gualtieri e l’assessorato alla Mobilità Eugenio Patanè. Non tanto perché si realizzino ciclabili, quanto perché queste opere sembrano in alcuni casi progettate senza una visione davvero universale dello spazio urbano.
Inclusione urbana o pianificazione incompleta
Il caso sollevato da Giannini tocca un nervo scoperto del dibattito romano: l’inclusione viene spesso evocata nei documenti e nelle conferenze stampa, ma poi si indebolisce quando si passa all’esecuzione materiale delle opere.
Il malcontento dei residenti e il bilancio sulle ciclabili
Sul fronte delle ciclabili, del resto, il malcontento dei residenti non nasce solo da questo episodio. In molte zone della città le nuove corsie sono contestate per ragioni diverse: cantieri lunghi, segnaletica giudicata confusa, restringimento della carreggiata, impatto sulla viabilità ordinaria e riduzione dei posti auto in quartieri già soffocati dalla sosta selvaggia e dalla cronica mancanza di parcheggi. A queste criticità si aggiunge ora la questione forse più delicata, quella dell’accessibilità mancata.
Il risultato è un cortocircuito politico: opere pensate per migliorare la mobilità finiscono per scontentare una parte dei ciclisti, irritare i residenti e penalizzare disabili, anziani e famiglie con carrozzine. È su questo punto che il Campidoglio è chiamato a dare risposte vere: non difendere genericamente le ciclabili, ma dimostrare di saperle progettare bene, senza scaricare sui cittadini il costo di errori, omissioni e lavori che rischiano di dover essere corretti subito dopo essere stati inaugurati.