Roma città aperta: arrivano anche i mongoli a rubare nelle boutique del centro
I Carabinieri della Compagnia di Roma Centro hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali (3 in carcere e 2 agli arresti domiciliari), emessa dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della Procura. Misure per 5 persone, tre uomini e due donne, di nazionalità mongola (altri tre sono stati denunciati in stato di libertà), gravemente indiziati dei reati di associazione per delinquere, finalizzata alla commissione di furti aggravati e ricettazione. L’indagine, avviata nel mese di novembre 2019, prende spunto dall’attività di controllo del territorio posta dalla Compagnia Carabinieri di Roma Centro. E in particolare da un arresto dei Carabinieri di San Lorenzo in Lucina, di due cittadini mongoli, sorpresi a trafugare due borse di elevato valore commerciale, da una nota boutique del centro storico.
I mongoli agivano con la borsa schermata
I due utilizzavano una cosiddetta “borsa schermata” per eludere i sistemi anti taccheggio. Le successive indagini, eseguite dai Carabinieri di Roma Centro, mediante lo studio del fenomeno con l’acquisizione e la visione di immagini dei vari sistemi di video sorveglianza delle boutique più prestigiose del centro, abbinate all’analisi dei tabulati di traffico telefonico delle utenze in uso agli arrestati e di quelle facenti parte del loro circuito relazionale, hanno permesso di acquisire elementi preganti indiziari, scoprendo altri furti eseguiti con il medesimo modus operandi. E non solo a Roma, ma anche a Firenze e Milano, a opera di soggetti, tutti di etnia asiatica.
Le indagini sui ladri mongoli vanno avanti dal 2019
In breve tempo raccolti elementi sull’esistenza di un organizzazione, facente capo ad una donna mongola e suo marito. Che si serviva di “manodopera” della stessa nazionalità, reclutata di volta in volta, anche per brevi periodi. E fatta arrivare appositamente in Italia per commettere furti. La merce rubata in parte collocata nel nostro Paese sul mercato parallelo di Milano, tramite piccoli ricettatori. Ma anche spedita all’estero dove, una complice intestina all’associazione, si adoperava per la rivendita al dettaglio, generando gli introiti sufficienti per il mantenimento di tutti i consociati e delle loro famiglie.
Recuperata merce per circa 50mila euro
Le attività investigative, durate da novembre 2019 a giugno 2020, hanno consentito di arrestare due persone in flagranza di reato per furto aggravato in concorso. Consentendo così il recupero e il sequestro, con successiva restituzione di merce per un valore di circa 50.000 euro. E di raccogliere elementi indiziari in ordine alla commissione di 8 furti commessi in Roma, Milano, San Giuliano Milanese, Firenze, Lecco e Lugano (Svizzera). Nonché il sequestro del materiale utilizzato per la realizzazione dei furti (buste schermate e ganci metallici artefatti). Uno dei soggetti destinatari della misura della custodia cautelare in carcere rintracciato a Milano e sottoposto al vincolo cautelare.