Roma, corteo No Kings, 15mila attesi in piazza: viabilità in crisi e bus deviati, tutte le informazioni

Roma, foto generata con IA

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Roma si prepara ad accogliere una delle manifestazioni più partecipate di queste settimane. Per il corteo promosso oggi dal movimento “No Kings”, indetto contro le guerre, il preavviso parla di circa 15mila persone attese nella Capitale. Un dato che restituisce la dimensione dell’appuntamento e che spiega anche l’attenzione con cui istituzioni e forze dell’ordine stanno seguendo la giornata. Alla mobilitazione hanno aderito anche sigle sindacali, mentre gli organizzatori insistono sul carattere popolare e politico della marcia.

Il percorso concordato nel centro di Roma

L’appuntamento è fissato per le 14 di sabato. Il corteo partirà da piazza della Repubblica e raggiungerà San Giovanni seguendo un percorso già concordato: viale Luigi Einaudi, piazza dei Cinquecento, via Cavour, piazza dell’Esquilino, via Liberiana, piazza di Santa Maria Maggiore e via Merulana. Un tracciato centrale, destinato inevitabilmente ad avere un impatto rilevante sulla circolazione e sulla vita ordinaria della città per diverse ore. Non a caso, uno degli slogan rilanciati in queste ore è esplicito: “bloccheremo tutto”.

La linea dei promotori: no alla violenza

I promotori della manifestazione rivendicano una piattaforma politica chiara: dire no all’autoritarismo, alla guerra, al riarmo, al genocidio e alla repressione. Il portavoce di “No Kings” Italia, Luca Blasi, parla di una “grande marcia popolare” e sottolinea una partecipazione che andrebbe oltre i numeri già formalmente comunicati. Il messaggio che gli organizzatori vogliono accreditare è quello di una piazza ampia, trasversale e non violenta. Proprio per questo prendono le distanze da gruppi e comportamenti che possano alterare il profilo pubblico dell’iniziativa.

Il nodo Askatasuna e il rischio infiltrazioni

Le preoccupazioni, però, non mancano. Il timore principale riguarda la possibilità che il corteo venga raggiunto o condizionato da frange antagoniste estreme. Tra i nomi che circolano c’è quello di Askatasuna, il centro sociale sgomberato dalla polizia nel dicembre scorso a Torino, la cui chiamata alla partecipazione continuerebbe a diffondersi soprattutto attraverso i social. Al momento, l’ipotesi di una presenza organizzata viene considerata possibile ma non certa. È questo il punto più delicato della giornata: una manifestazione annunciata come larga e politica che potrebbe essere esposta a tentativi di radicalizzazione.

Una giornata da seguire con attenzione

Rispetto a quando il corteo era stato indetto, il quadro è cambiato anche per l’emergere di nuove variabili politiche, tra cui il clima successivo all’esito del Referendum. Elementi che possono incidere sull’umore della piazza e sulla partecipazione. Al di là delle parole d’ordine, il punto centrale resta uno: capire se la manifestazione riuscirà a mantenere un profilo ordinato oppure se, accanto alla protesta contro la guerra, emergeranno tensioni capaci di trasformare il significato stesso della giornata. Per Roma sarà, prima di tutto, un banco di prova sul piano dell’ordine pubblico e della tenuta democratica della protesta.