Roma, “Cretina, apri la bocca”, pugni e schiaffi a nonnina 90enne: badante scoperta dai vicini

badante donna anziana

Doveva essere una presenza rassicurante. Una persona fidata, scelta per accudire e proteggere. Invece, dietro la porta di casa, ogni giorno si consumava il contrario: insulti, urla, violenze. Una spirale che è emersa solo dopo, quando ormai era troppo tardi. Ora quella storia è finita davanti al tribunale di Roma.

Le accuse: “Cretina, apri la bocca”. Poi i pugni

Secondo quanto ricostruito dalla Procura, la badante, una donna ucraina di 67 anni, avrebbe sottoposto l’anziana a una lunga serie di maltrattamenti. Non episodi isolati, ma una condotta abituale, fatta di pressioni psicologiche e aggressioni fisiche. Le frasi che la badante avrebbe detto alla donna sono riportate negli atti. «Cretina, apri la bocca», «Mi hai stufata». Parole che, secondo l’accusa, accompagnavano i momenti dell’assistenza quotidiana all’anziana signora.

Poi le mani. In un episodio considerato centrale, la badante avrebbe colpito la 90enne con pugni alla schiena, in testa e sul corpo, arrivando anche a tirarle i capelli e a spingerle il volto contro il cuscino, immobilizzandola sul letto. Tutto sarebbe accaduto nell’appartamento della vittima, in zona Nomentana, dove la donna viveva ed era assistita a tempo pieno. Era invalida al 100%, non autosufficiente, bisognosa di cure costanti.

La badante era stata assunta regolarmente, tramite un’agenzia. Un profilo che non aveva fatto scattare alcun allarme. I familiari si erano fidati. E invece, secondo gli inquirenti, dietro quella normalità si nascondeva una realtà ben diversa. Le violenze sarebbero andate avanti per mesi, in un clima fatto di pressioni psicologiche, umiliazioni e aggressioni fisiche.

La svolta: i sospetti dei vicini

A far emergere tutto sono stati i racconti di chi viveva negli appartamenti accanto. Una vicina di casa ha riferito di aver sentito spesso urla e insulti provenire dall’abitazione dell’anziana. In un caso avrebbe anche assistito, seppur da lontano, a una scena di violenza. Quando i figli hanno iniziato a mettere insieme i pezzi, hanno deciso di andare fino in fondo. È partita la denuncia, poi le indagini.

Nel frattempo, le condizioni della donna erano peggiorate. La 90enne è stata ricoverata per problemi di salute già esistenti e non è più tornata a casa. È morta dopo settimane di ricovero. Secondo quanto emerso, il decesso non sarebbe direttamente collegato alle violenze. Ma il quadro che si è delineato ha spinto comunque la Procura ad andare avanti.

Il processo

Il pubblico ministero Pierluigi Cipolla ha disposto il rinvio a giudizio per la badante. Le accuse sono maltrattamenti e lesioni. Il processo si aprirà nei prossimi mesi. La difesa respinge le contestazioni. Secondo l’avvocato della badante, quei segni sul corpo potrebbero essere compatibili con le difficoltà legate agli spostamenti quotidiani di una persona non autosufficiente.

Dall’altra parte, uno dei figli si è costituito parte civile. Vuole chiarezza. Vuole capire cosa è successo davvero dentro quelle quattro mura. A seguirlo è l’avvocato Cristiano Pazienti. In caso di risarcimento, l somma verrà devoluta all’associazione Il Filo d’Oro, che la 90enne aveva sempre sostenuto insieme al marito. «I figli non hanno saputo niente prima delle rivelazioni dei vicini. E ora, grazie alle loro testimonianze, chiedono giustizia. Quello che fa male è sapere che la loro madre, nell’ultimo periodo della sua vita, possa aver sofferto in questo modo, sia fisicamente che psicologicamente», commenta l’avvocato Pazienti.