Roma, crisi dell’ASP Sant’Alessio, l’opposizione: “Rimuovere il direttore”. La Regione: “Decisione in mano al CDA”


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Non è stata una semplice seduta di commissione, ma il punto di emersione di una frattura ormai tutta politica. Nella Commissione Trasparenza Lazio, presieduta da Massimiliano Valeriani (PD), il caso dell’ASP Sant’Alessio è arrivato con il peso di una crisi che, secondo le opposizioni, non può più essere derubricata a problema gestionale. Sul tavolo non c’è soltanto il nome del direttore generale Massimo Canu, ma la tenuta stessa di un’istituzione che per anni è stata considerata un riferimento nell’assistenza sanitaria assitenziale e che oggi viene raccontata come un ente smarrito, indebolito e sempre più distante dalla sua missione originaria.

I dubbi sui requisiti e il crollo dei servizi

Valeriani ha indicato con nettezza i due nodi centrali della vicenda. Il primo riguarda i requisiti del direttore generale, che secondo le opposizioni non avrebbe maturato i cinque anni di esperienza nella direzione di strutture socioassistenziali o sociosanitarie richiesti per il ruolo. Il secondo, ancora più pesante sul piano politico, è la fotografia della gestione: 35 lavoratori dimessi, un clima definito incompatibile, assunzioni contestate, servizi descritti come al collasso e consulenze finite nel mirino. Non una somma di episodi isolati, ma il racconto di un progressivo svuotamento di competenze e credibilità.

L’opposizione alza il livello dello scontro

Gli interventi dei consiglieri di opposizione hanno seguito una linea comune: qui, hanno sostenuto, non basta più chiedere chiarimenti, serve una decisione. Rodolfo Lena ha parlato di una “situazione tragica”, invocando una ripartenza completa. Emanuela Droghei ha definito quella sul direttore una scelta politica, prima ancora che amministrativa, mentre Daniele Leodori ha chiesto una verifica rapida, entro Pasqua, sui titoli necessari a ricoprire l’incarico. Marietta Tidei ha evocato una bocciatura diffusa da parte di utenti, sindacati e lavoratori. Alessio D’Amato ha sintetizzato la posizione di molti: l’unica strada è la sostituzione del direttore.

Maselli riconosce la crisi, ma frena sulla revoca

A rendere ancora più delicato il passaggio è stata la posizione dell’assessore ai Servizi sociali della Giunta Rocca, Massimiliano Maselli. Da un lato, nessuna minimizzazione: ha parlato di una situazione “ampiamente compromessa”, ammettendo il peggioramento dei servizi e la perdita di risorse altamente specializzate formate dallo stesso Sant’Alessio.

Dall’altro, ha ricordato il limite dei poteri regionali. La revoca del direttore, ha spiegato, non spetta alla Regione ma al consiglio di amministrazione dell’Asp, organismo autonomo composto da tre membri. Un chiarimento che non alleggerisce il peso politico della vicenda, ma anzi lo concentra tutto sulla responsabilità della governance.

Il vero nodo: chi si assume la responsabilità

È qui che la vicenda Sant’Alessio smette di essere un dossier interno e diventa una questione pubblica. Perché quando un ente simbolico entra in affanno, il punto non è solo stabilire chi abbia firmato cosa, ma capire chi abbia il coraggio di intervenire. Le opposizioni insistono su questo: non basta prendere atto del disastro, occorre decidere.

Anche l’assenza del presidente dell’Asp, Sergio Schisani, letta da molti consiglieri come un segnale politico, ha pesato nel dibattito. Sullo sfondo resta una domanda che riguarda utenti, famiglie e lavoratori: quanto può ancora reggere un presidio storico, se la politica continua a riconoscere la crisi senza scioglierne il nodo centrale?